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Il Borghese
01 Gennaio 2026 - 17:50
Torino rivive l’incubo del cinema Statuto, nella giornata in cui guarda alla Svizzera attendendo notizie di propri giovani coinvolti nella strage di Crans Montana. Come quel cinema di via Cibrario, oltre quarant’anni fa, nella notte di Capodanno un luogo di divertimento si è trasformato in una trappola mortale.
I tecnici, con le risultanze delle prime indagini, usano il termine “flashover”: significa che un piccolo incendio si è trasformato in un enorme rogo in pochissimi istanti. E questo avrebbe causato l’esplosione. In pratica, i fumi caldi del piccolo incendio, in un luogo chiuso - e con un soffitto basso, come in questo caso -, fanno aumentare la temperatura portando tutti i materiali infiammabili della stanza al punto di autoaccensione.
Dunque il piccolo incendio appiccato da una candeletta o un fuoco d’artificio sopra una bottiglia di champagne che ha intaccato il soffitto, tutto di legno e forse verniciato con materiali altamente infiammabili. Il resto lo ha fatto la struttura di quel posto, il seminterrato-discoteca che qualcuno dice fosse un bunker antiatomico, in passato. Un luogo senza finestre, senza uscite di sicurezza come ha raccontato anche una donna che lavora per una impresa di pulizie: «Quei ragazzi non avevano scampo».
In centinaia, certo più della capienza ufficiale, si sono accalcati verso l’unica porta, troppo stretta. Poi, le fiamme sono arrivate al piano di sopra. C’è chi è fuggito dalla finestra, chi è riuscito a salvarsi, come le due ragazze di Verbania, perché appena messo piede sui gradini del locale ha visto le fiamme.
Copione già noto: per incassare, tanti locali ignorano le disposizioni di legge, lasciano entrare più gente del dovuto, mentre le misure di sicurezza sono ridotte al minimo indispensabile. E così, all’alba del nuovo anno, ci si trova a pagare, e piangere, un tributo di sangue altissimo.
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