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Il progetto

Tra cavi, circuiti, acconciature e software: così la Casa di Carità forma i più giovani

Il sindaco Lo Russo alla Fondazione di corso Brin che accoglie più di 300 ragazzi

Tra cavi, circuiti, acconciature e software: così la Casa di Carità forma i più giovani

Una mattinata tra cavi elettrici, Plc (i computer industriali robusti, progettati per controllare macchinari e processi di produzione, gestendo ad esempio motori e valvole), cucine e laboratori di acconciatura.

Una delle prime visite dell’anno nuovo del sindaco di Torino Stefano Lo Russo, è stata quella della Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri, storica realtà della formazione professionale torinese, dove ieri mattina ha incontrato giovani studenti, formatori e dirigenti della Fondazione.

Ad accoglierlo, tra gli altri, Lorenzo Salvati e Antonio Mannarino, studenti della 4B – programmazione Plc, impegnati in una dimostrazione pratica su cosa può fare un computer industriale a loro disposizione.

Un percorso che alterna teoria e manualità, tra circuiti, attrezzi da fabbro e anche alcune aree dedicate ai cantieri. «Capisco benissimo, sui cantieri sono cintura nera», ha scherzato il sindaco attraversando una delle zone di lavoro.

In cucina, la ricetta del giorno era il tiramisù; nel laboratorio di acconciatura, invece, si lavora sia su pettinature per eventi e concerti sia su trattamenti specifici, come la cura della cute con dermatite.

«Abbiamo negozi convenzionati che accolgono i ragazzi per lo stage – spiega il direttore dalla sede torinese della Fondazione, Antonio Scognamillo – alcuni hanno lavorato anche il 30 e 31 dicembre».

Tutti gli studenti dei percorsi triennali, infatti, passano attraverso tirocini obbligatori, spesso decisivi per l’ingresso nel mondo del lavoro.

«È importante parlare a tutti i ragazzi dando loro una prospettiva positiva. Oggi i giovani hanno bisogno di adulti che provano a dare loro strumenti di comprensione della realtà», commenta Lo Russo, ringraziando la Fondazione per il suo lavoro.

«Le nostre aule sono laboratori di socialità – ha sottolineato Alessia Bondone, della direzione centrale della Fondazione – dare un’opportunità a questi ragazzi significa darla a tutta la società».

Assieme a lei anche Juri Nervo, referente dell’area sociale e Paolo Monferino, presidente della Fondazione, che lì ci è arrivato da volontario della diocesi: «Me lo aveva chiesto Nosiglia (il cardinale scomparso lo scorso agosto, a cui erano cari i temi dell’inclusione sociale e della dignità della persona, ndr). Oggi è tra le migliori realtà del suo genere», afferma.

I numeri raccontano infatti una realtà ampia e strutturata: circa 300 studenti, distribuiti in 24 classi tra indirizzi meccanici, elettrici e informatici. A livello di Fondazione, quasi 5mila persone ogni anno passano dalle 14 sedi presenti sul territorio.

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