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L'analisi del WSJ

Tether, il Venezuela come terra di conquista (e il tesoro di Maduro scomparso)

La società crypto socia della Juve domina fra pagamenti petroliferi, rifugio per i risparmi, collaborazione con autorità USA

Dopo l’arresto di Maduro, Tether resta il perno dell’economia venezuelana

Nicolás Maduro ha contribuito a trasformare Tether nella stablecoin più influente del pianeta. Oggi, con l’ex leader venezuelano detenuto in un carcere di Brooklyn e la sua posizione sotto esame in un tribunale federale, il ruolo centrale di Usdt nell’economia del Venezuela è di nuovo al centro del dibattito pubblico. La moneta digitale ancorata al dollaro è diventata, insieme, un volano per l’export petrolifero e un salvagente per i risparmi dei cittadini colpiti da iperinflazione e svalutazione del bolívar. Lo dice il Wall Street Journal, che analizza il ruolo della società di criptovalute azionista della Juventus.


Una moneta-ponte nell'emergenza
Come la maggior parte delle stablecoin più diffuse, Tether mantiene un rapporto di uno a uno con il dollaro statunitense. In un Paese dove l’iperinflazione continua a erodere il potere d’acquisto e i controlli sui capitali limitano l’accesso alla valuta forte, l’aggancio al dollaro ha creato una via d’uscita. «L’uso delle criptovalute in Venezuela persisterà e probabilmente si espanderà nel breve termine», osserva - nell'articolo del WSJ tradotto da MilanoFinanza - Adam Zarazinski, amministratore delegato della società di crypto‑intelligence Inca Digital, legando il fenomeno a «una disfunzione economica e a istituzioni che non funzionano».



Il petrolio che viaggia in stablecoin
Di fronte al giro di vite delle sanzioni statunitensi nel 2020, la compagnia statale Petróleos de Venezuela (Pdvsa) ha iniziato a richiedere pagamenti in Tether per superare gli ostacoli del sistema bancario tradizionale. Secondo stime citate dall’economista Asdrúbal Oliveros, oggi quasi l’80% dei ricavi petroliferi del Paese verrebbe incassato in stablecoin come Usdt. Le transazioni, spiegano fonti del settore, avvengono con trasferimenti diretti verso portafogli dedicati o attraverso intermediari che convertono contanti in Tether.

Il nodo sanzioni e la cooperazione con Washington
Il baricentro energetico e geopolitico resta in movimento. La scorsa settimana il Segretario all’Energia Chris Wright ha annunciato vendite a tempo indeterminato del petrolio venezuelano bloccato, con i proventi depositati in conti sotto controllo del governo americano e successivo trasferimento «a beneficio del popolo venezuelano». In parallelo, un alto funzionario dell’amministrazione Trump ha riferito al Wall Street Journal di revoche selettive ad alcune sanzioni per facilitare il trasporto e la vendita di greggio e prodotti raffinati sui mercati globali. In questo contesto, Tether sottolinea di rispettare tutte le sanzioni statunitensi e internazionali. L’azienda ha collaborato con le autorità Usa al congelamento di decine di portafogli legati al commercio petrolifero venezuelano e afferma di non emettere Usdt «a governi o individui sanzionati», assistendo le forze dell’ordine nel blocco di indirizzi connessi ad attività illecite o violazioni delle sanzioni.



Nella vita quotidiana dei venezuelani
L’adozione di Tether ha superato la sfera dell’export. Per una parte crescente della popolazione, Usdt è sinonimo di remittance, risparmio e pagamenti quotidiani. «Il bolívar venezuelano ha perso il 99,8% negli ultimi 10 anni rispetto al dollaro», ha ricordato Paolo Ardoino, CEO di Tether, in una recente conferenza, citando anche la lira turca e il peso argentino come esempi di valute in forte indebolimento. Il risultato è tangibile: «È così che paghi il giardiniere o il parrucchiere. Puoi usare Tether praticamente per qualsiasi cosa», racconta l’imprenditore crypto venezuelano Mauricio Di Bartolomeo, che riferisce come anche persone anziane chiedano assistenza per convertire spese correnti in Usdt.

Tra sfiducia bancaria e fallimenti del passato
Gli analisti parlano di “inevitabilità” dell’ascesa di Tether in Venezuela: una popolazione diffidente verso il sistema bancario interno, controlli sui capitali stringenti e scarsità di dollari fisici spingono verso soluzioni digitali. Il precedente del Petro, la criptovaluta di Stato lanciata nel 2018 e naufragata per mancanza di fiducia e riconoscimento internazionale, è una lezione ancora fresca. «Il problema non è Tether in sé, ma la realtà a doppio uso delle stablecoin», osserva Ari Redbord di Trm Labs, partner di Tether nel monitoraggio delle attività illecite sulla blockchain Tron: strumento di resilienza per i civili, ma anche valvola di sfogo per chi cerca di eludere le sanzioni.

La partita negli Stati Uniti
Mentre il caso Maduro accende i riflettori, Tether cerca legittimazione e spazio regolamentato nel mercato americano. Una normativa approvata lo scorso anno ha aperto la strada a un uso più ampio delle stablecoin e la società ha annunciato piani per emettere un token destinato agli investitori Usa, per mettersi in linea con concorrenti come Circle Internet Group e Paxos. Senza questo passo, il rischio sarebbe l’isolamento dal mercato più ambito.



Cosa resta dopo l'arresto di Maduro
Maduro si è dichiarato "prigioniero politico" e non colpevole delle accuse di narcotraffico davanti a un tribunale federale degli Stati Uniti. Ma, sul terreno, cambierà poco nell’immediato. Per gli analisti del settore, la rimozione dalla presidenza non basterà a ridurre l’impronta di Tether in Venezuela: finché perdureranno iperinflazione, bassa fiducia istituzionale e sanzioni, la stablecoin continuerà a fungere da cinghia di trasmissione tra l’economia reale del Paese e il dollaro. La sfida è incanalare questo uso entro regole chiare, proteggendo i cittadini e riducendo gli abusi che prosperano nelle crepe della governance.

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