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Finanza & Personaggi

Borsa e Bitcoin (e Nutella): il club dei 500 vale 12mila miliardi. Ecco chi sono i più ricchi al mondo

La classifica di Bloomberg fra finanza e cripto. Musk resta saldamente in testa, Giovanni Ferrero primo italiano

I paperoni del 2026, il club dei 500 vale 11,9 mila miliardi: Musk resta in vetta, l’IA spinge i patrimoni

La distanza tra chi ha moltissimo e chi ha poco continua ad allargarsi, e lo dicono i numeri. Secondo l’ultimo aggiornamento del Bloomberg Billionaires Index, a inizio 2026 la ricchezza complessiva dei 500 individui più facoltosi del pianeta ha toccato quota 11,9 mila miliardi di dollari, dopo un aumento di 2,2mila miliardi nel solo 2025. Un balzo che matura nonostante guerre, incertezze geopolitiche e nubi sull’economia reale.


I motori della corsa: Borse, crypto e AI
Gli analisti attribuiscono l’exploit a un mix potente: la corsa dei mercati azionari, il ritorno d’interesse verso il mondo delle criptovalute e, più di tutto, l’enorme appetito per gli investimenti nell’intelligenza artificiale. Il vertice della classifica è infatti saldamente nelle mani dei protagonisti della tecnologia americana. Tra i fattori citati da diversi osservatori rientra anche l’elezione di Donald Trump negli Stati Uniti, con aspettative di tagli fiscali e deregulation percepite come favorevoli ai grandi gruppi quotati. Effetti che, nel 2025, si sono riflessi in valutazioni crescenti per i campioni hi-tech.



Il podio e dintorni: Musk irraggiungibile, Big Tech detta il ritmo
In testa rimane Elon Musk. Il patron di Tesla guida la classifica con 622,7 miliardi di dollari, beneficiando anche delle valutazioni record della sua impresa aerospaziale, SpaceX. Alle sue spalle si piazzano i cofondatori di Google: Larry Page a 269 miliardi e Sergey Brin a 250 miliardi, con in mezzo Jeff Bezos, proprietario e presidente di Amazon, a 253,3 miliardi. Quinto posto per Larry Ellison, il cofondatore di Oracle, con oltre 249 miliardi, seguito da Mark Zuckerberg (233 miliardi). Al settimo posto compare il primo non statunitense: Bernard Arnault, numero uno di Lvmh, con 208 miliardi e un portafoglio di marchi del lusso che spazia da Dior a Bulgari. Il quadro conferma quanto il boom dell’AIe dei servizi cloud abbia funzionato da volano per i patrimoni legati alla tecnologia.

L’Europa del lusso e l'Italia che cresce
Se il baricentro della ricchezza resta Oltreoceano, l’Europa continua a difendere il suo spazio attraverso il lusso. Lvmh mantiene una massa critica capace di reggere fasi di volatilità, mentre in Italia a brillare è il comparto food & beverage. Il primo italiano in classifica è Giovanni Ferrero, da tempo al vertice del gruppo dolciario che porta il suo nome e con la caratteristica - controcorrente rispetto agli altri nomi dell'Index - di non essere legato al Tech e neppure di correre in Borsa: il Bloomberg Index indica “Giovanni Ferrero and family” a 55,6 miliardi di dollari, al trentesimo posto. Il 2025 è stato un anno di ulteriore consolidamento in Nord America, grazie a nuove acquisizioni da parte della holding con sede in Lussemburgo.



La pattuglia italiana: Pignataro e Rocca sul podio nazionale
Per trovare il secondo italiano bisogna scendere al 106esimo posto, dove compare Andrea Pignataro, fondatore del gruppo Ion, realtà globale del fintech, con 24,4 miliardi di dollari. Medaglia di bronzo nazionale per Paolo Rocca e famiglia (gruppo Techint, attivo anche nell’energia ma anche Humanitas con il fratello Gianfelice Rocca): 18,7 miliardi e 141esima posizione. Più indietro, ma presenti nella graduatoria, figurano anche Giancarlo Devasini (ossia Tether e la curiosità è che abbia perso posizioni rispetto agli ultimi mesi), Francesco Caltagirone, Piero Ferrari, Massimiliana Landini Aleotti e Miuccia Prada, a testimonianza di un’Italia che esprime ricchezza in settori diversi: industria, finanza, moda e farmaceutica. Fuori dai 500 la famiglia Agnelli, visto che il più ricco è John Elkann con un patrimonio attorno ai 2 miliardi, mentre il Club ha, oggi, la soglia minima a oltre 7 miliardi di dollari.



Prospettive: la ricchezza resta volatile e dipendente dalla tecnologia
Il 2026 si apre con un dato evidente: la distanza tra top wealth e resto dell’economia resta ampia e condizionata da fattori finanziari. La concentrazione della ricchezza nelle mani dei campioni tecnologici rende i patrimoni sensibili a tre variabili: andamento delle borse, ciclo degli investimenti in AI e regolamentazione dei mercati digitali.

La classifica completa di Bloomberg

Se questi tre motori continueranno a spingere, il club dei 500 potrebbe allargare ancora il proprio distacco; viceversa, un cambio di sentiment su tecnologia e cripto potrebbe frenare la corsa, riportando i riflettori sull’economia reale e sui consumi.

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