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22 Gennaio 2026 - 17:54
Paolo Foietta, presidente della Commissione intergovernativa Italia-Francia, contesta la lettura della Corte dei Conti Ue sull'aumento dei costi per la Torino-Lione
Non smette di far discutere il report della Corte dei Conti Ue secondo la quale i costi di costruzione della linea ferroviaria Torino-Lione si sono rivelati superiori del 127% rispetto alle stime iniziali. Dati contestati prima da Telt, azienda incaricata della realizzazione dell'opera, e ora anche da Paolo Foietta, presidente della Commissione intergovernativa Italia-Francia secondo il quale «il report ripropone, a distanza di cinque anni dalla relazione 2020, valutazioni che continuiamo a ritenere erronee ed infondate».
Al centro del contendere c'è soprattutto il dato iniziale. Infatti la Corte dei Conti utilizza per i propri calcoli «un valore, a me sconosciuto, che pare essere costruito su una ipotesi progettuale degli anni ‘90, addirittura a canna unica, semi sconosciuta, elaborata da Alpetunnel, che viene valorizzata in 5,2 miliardi». Quel progetto però venne rapidamente accantonato in favore di uno più simile a quello attuale, a doppia canna. «Nel 2006, a seguito dei fatti di Venaus (gli scontri con il movimento No Tav ndr), su iniziativa del Governo italiano, tutte le ipotesi precedenti sono state abbandonate. In sede di Osservatorio si è provveduto all’elaborazione del progetto preliminare (2011) e successivamente del progetto definitivo presentato nel 2015». E, secondo sia Telt che Foietta, è solo su quest'ultimo progetto «dal costo certificato in 8,6 miliardi di euro che è possibile fare valutazioni su incremento di costi e ritardi. Già nel report 2020 avevamo segnalato alla Corte dei Conti Europea tale errore e chiesto una rettifica, che evidentemente non è ancora avvenuta».
Ma quindi di quanto sono aumentati davvero i costi dell'opera? «Il consiglio di amministrazione di Telt, il 26 luglio 2024, aveva reso nota la nuova programmazione dei lavori che prevede la messa in servizio commerciale della linea al 31 dicembre 2033 e l’aggiornamento del costo a 11,11 miliardi di euro. Un aumento di costo inferiore al 30%, in linea con quanto accade per le altre opere strategiche in Italia ed Europa». Senza dimenticare che «l’incremento dei costi ed i ritardi accumulati sono poi ampiamente giustificati da quanto è successo negli ultimi 10 anni nel mondo ed in Europa. La lunga sospensione dei cantieri a causa della pandemia, gli effetti della guerra in Ucraina, la fiammata inflattiva, l’aumento esponenziale dei costi di energia e materie prime hanno prodotto effetti significativi sui cantieri, su costi e tempi di realizzazione delle opere pubbliche».
Sulla Torino Lione si devono poi aggiungere “altri ritardi” specifici e particolari, che hanno prodotto ulteriori incrementi di costo. «Pesano senz’altro i molti mesi di stand by dovuti alle sospensioni volute dalla lunga pausa di riflessione di Toninelli e del Governo “Giallo-Verde” (un anno perso tra il 2018 ed il 2019). Poi ci sono ritardi, per fortuna contenuti, dovuti ad imprevisti tecnici, sempre possibili nella realizzazione della galleria più lunga del mondo. E ovviamente pesa il ritardo, ma soprattutto l’incremento di costi, prodotto dall’antagonismo No Tav, da coloro che hanno trasformato la realizzazione di un’opera pubblica in un campo di battaglia e di addestramento per l’antagonismo violento di mezza Europa».
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