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Dove "sentirsi un re" a Torino: ecco le più belle dimore sabaude

Dei veri e propri regni, per un selfie perfetto a portata di tram

Dove "sentirsi un re" a Torino: ecco le più belle dimore sabaude

Foto di @saracamporesi.it

Immagina di poter fare i re e le regine per un giorno senza bisogno di corone o troni: a Torino (e nel Piemonte) basta scegliere la residenza sabauda giusta e lasciarsi stupire. Da Venaria alla collina torinese, il territorio si trasforma in un parco giochi barocco, con gallerie di specchi, giardini all’italiana e castelli che sembrano usciti da un film. E via, alla caccia del selfie perfetto.

  • La Reggia di Venaria Reale nasce alla fine del Seicento come tenuta di caccia e di piacere per Carlo Emanuele II di Savoia, ma nel corso del Settecento si trasforma in una vera e propria reggia, ispirata alle grandi corti europee come Versailles. Progettata e ampliata da architetti come Michelangelo Garove e Filippo Juvarra, si sviluppa in uno stile tardo barocco e rococò, con interni scenografici, la Galleria Grande che toglie il fiato e una Cappella di Sant’Uberto che unisce devozione e fasto. I giardini, ridisegnati alla francese, si allungano verso l’orizzonte, mentre sullo sfondo si staglia la corona delle Alpi, come un sipario naturale.

  • A pochi chilometri, la Palazzina di Caccia di Stupinigi racconta un’altra faccia della vita di corte: quella delle battute di caccia e delle feste in campagna. Costruita tra il 1729 e il 1733 su progetto di Filippo Juvarra, è uno dei capolavori del rococò piemontese, con un salone centrale ellittico sormontato da una cupola decorata da un cervo in bronzo, simbolo della caccia. La struttura a croce si apre sui boschi circostanti, trasformando la palazzina in una residenza da weekend ante litteram, dove la nobiltà sabauda si ritirava per svago e convivialità.

  • In pieno centro a Torino, il Palazzo Reale è il cuore politico e scenografico del potere sabaudo, con radici che risalgono al Cinquecento e interventi che si susseguono per oltre tre secoli. La facciata barocca, le sale di rappresentanza e la Cappella della Sindone, progettata da Guarino Guarini, raccontano un miscuglio di stili: dal barocco al rococò, dal neoclassicismo all’eclettismo, via via che architetti come Juvarra, Alfieri e Palagi rinnovano gli ambienti per seguire i gusti delle diverse generazioni di sovrani. Oggi è un palcoscenico dove storia, arte e memoria si sovrappongono, a pochi passi da via Po.

  • Poco distante, Palazzo Madama racchiude secoli di stratificazioni: dalle mura medievali di un antico castello difensivo alle eleganti linee barocche della facciata progettata da Filippo Juvarra. Nel Seicento diventa residenza di Maria Cristina di Borbone e poi di Maria Giovanna Battista di Savoia‑Nemours, che ne fa una dimora sfarzosa, mentre la facciata settecentesca “maschera” l’antico nucleo medievale. Oggi domina piazza Castello come un salotto a cielo aperto, tra passato militare, vita di corte e spazi museali.

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  • Palazzo Carignano, in piazza Carignano, è uno dei gioielli barocchi della città: progettato da Guarino Guarini tra il 1679 e il 1685 per il ramo dei Savoia‑Carignano, colpisce per la facciata concava e per l’equilibrio tra struttura e decorazione. Nel corso dei secoli diventa un centro politico e simbolico, sede del primo Parlamento subalpino e poi del Parlamento italiano: qui nasce e si consolida l’idea di una nuova Italia, rendendo il palazzo non solo un capolavoro architettonico ma anche un luogo di memoria nazionale.

  • Sulle rive del Po, il Castello del Valentino ha origini cinquecentesche: costruito nella seconda metà del XVI secolo per volontà di Emanuele Filiberto di Savoia, si sviluppa in forme ispirate all’architettura francese, con torri agli angoli e tetti mansardati. Nel Settecento e nell’Ottocento viene rimaneggiato in chiave eclettica e “da castello romantico”, con gallerie e terrazze che aprono sulla città. Oggi ospita i Dipartimenti di Architettura del Politecnico e diventa un luogo di studio e di vita universitaria, immerso in un parco frequentato da studenti, runner e ciclisti.

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    • Sulla collina torinese, Villa della Regina è una residenza pensata per chi ama la vista perfetta. Edificata a partire dal 1615 per il cardinale Maurizio di Savoia su disegni attribuiti ad Ascanio Vitozzi, si sviluppa come villa di campagna in stile manierista‑barocco, con giardini terrazzati, vigneti storici e un asse visivo che punta dritto sulla città e sulla Mole Antonelliana. Nel Settecento viene ampliata e arricchita, diventando una “villa‑giardino” dove la natura e l’architettura dialogano in un equilibrio quasi cinematografico.

    Questi sono solo una parte delle spettacolari sale reali torinesi, arricchite da bellezze come il castello di Moncalieri, Racconigi o di Govone. Non è un caso se tutte queste residenze sabaude sono patrimonio UNESCO: insieme formano un sistema di 22 palazzi e ville che, tra Seicento e Ottocento, trasformano Torino e il suo hinterland in un itinerario regale, dove storia, arte e paesaggio si fondono a pochi minuti da casa.

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