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Referendum giustizia, Mulè e Giorgis "rivali" nel primo dibattito in Piemonte

Il vicepresidente forzista della Camera e il senatore Dem si sono "sfidati" in Comune sulla separazione delle carriere

Il dibattito a Palazzo Civico

Il dibattito a Palazzo Civico

Da una parte il forzista Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera e già sottosegretario alla Difesa. Dall’altra il senatore Pd e docente universitario Andrea Giorgis. “Rivali” in un dibattito che ha avuto come scenario Palazzo Civico, con la Sala colonne che ha ospitato ieri il primo confronto in Piemonte su un tema caldissimo che chiamerà gli italiani a votare il 22 e 23 marzo: il referendum giustizia sulla separazione delle carriere.

Una riforma che sta letteralmente spaccando sia il mondo politico sia quello della magistratura, ma che per il vicepresidente della Camera Mulè «renderà finalmente il giudice un soggetto terzo ed imparziale, ponendo fine al dominio delle “correnti” politiche all’interno del Csm». Per Giorgis invece «quella sulla giustizia è una riforma che il governo ha imposto al Parlamento. E non è una riforma della magistratura ma contro la magistratura». Un confronto, quello in Comune, che è stato introdotto dal vicepresidente vicario del consiglio comunale, Domenico Garcea, e da Roberto Cota, responsabile giustizia in Piemonte per Forza Italia.

A moderare il dibattito in sala, la giornalista Marita Ballesio. In sala sono stati sciorinati numeri: 6mila italiani detenuti ingiustamente tra il 2017 e il 2024, 222mila persone assolte ogni anno in Italia nello stesso periodo, mentre dal 1991 ad oggi ci sono stati oltre 32mila cittadini detenuti ingiustamente, con indennizzi che sfiorano il miliardo di euro. Se vincerà il “sì”, ci sarà il sorteggio per i membri del Csm. «Sarebbe vergognoso e pericoloso, meglio investire nella formazione dei magistrati», afferma Giorgis. Per Mulè invece «la riforma non porterà ad alcuna deriva autoritaria e i giudici non saranno sottoposti alla politica».

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