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Il cadavere trovato nel canale

Zoe, 17 anni, strangolata e gettata nel fiume: confessa l'amico

Il ragazzo portato in caserma. Ha tentato anche di accusare un'altra persona

Strangolata e gettata nel fiume: trovato il corpo di Zoe Trinchero

Tragedia nella notte tra venerdì e sabato a Nizza Monferrato, nell’Astigiano. Una ragazza di 17 anni, Zoe Trinchero, è stata trovata senza vita in un canale che attraversa la zona abitata della città.
L’ipotesi più accreditata è quella dell’omicidio per strangolamento.
Per la morte della giovane è stato fermato un amico, Alex Giuseppe Manna, classe 2006, residente a Monte Grosso d’Asti (lo stesso posto dove viveva Zoe), che dopo un lungo interrogatorio ha confessato davanti al sostituto procuratore di Alessandria Giacomo Ferrando. Manna è stato portato nel carcere di Alessandria.

Il corpo della ragazza è stato individuato nel rio Belbo, in via Tacca, in un tratto in cui il corso d’acqua scorre tra le case, poco prima della confluenza con il rio Nizza. A lanciare l’allarme sono stati gli amici che avevano trascorso la serata con lei.
«È stato Alex a chiamarci. Ci ha detto: ho trovato Zoe», raccontano, ancora sotto shock.
Raggiunto il punto indicato, i ragazzi hanno tentato di estrarre il corpo dall’acqua e hanno chiamato il 118, ma per la 17enne non c’era più nulla da fare.
Il primo esame del medico legale ha rilevato segni evidenti di percosse, lesioni nella zona del collo e tumefazioni al volto, elementi che hanno subito indirizzato le indagini verso l’ipotesi di un omicidio.
Zoe Trinchero lavorava come cameriera al bar della stazione con un contratto a tempo determinato.
Proprio la sera della tragedia, al termine del turno, aveva parlato con il titolare del locale, che le avrebbe manifestato l’intenzione di trasformare il contratto a tempo indeterminato.
Uscita dal lavoro intorno alle 21, la ragazza aveva raggiunto un gruppo di amici in una birreria nella zona dei locali di Nizza Monferrato.
Circa un’ora più tardi era arrivato anche Alex Manna, che, secondo quanto riferito dagli amici, nutriva un interesse risaputo per Zoe: un interesse che però non era ricambiato. Dalle prime ricostruzioni, fatte dagli inquirenti principalmente attraverso le dichiarazioni di Manna e degli amici dei ragazzi, Alex e Zoe si sarebbero allontanati dal resto della comitiva, in disparte, per parlare. Poco dopo, però, non erano più rientrati e il gruppo aveva iniziato a cercarli.
È in quel momento che Manna ha preso il suo cellulare e ha richiamato gli amici, dicendo loro di aver trovato il corpo della ragazza in un cortile privato accanto al canale, raggiungibile attraverso un cancello solitamente aperto.
Nelle ore successive, l’assassino avrebbe tentato di sviare le indagini indicando come responsabile un ragazzo di origine africana, residente da anni in zona e affetto da disturbi mentali. «Non dovevo lasciarla da sola, lui l’ha aggredita», avrebbe detto agli amici.
La notizia ha innescato una forte tensione in paese: nella notte una quarantina di persone si è radunata sotto l’abitazione del giovane indicato, sfiorando il linciaggio. Solo l’intervento dei carabinieri ha evitato il peggio. Dopo gli accertamenti, il ragazzo è stato ritenuto totalmente estraneo ai fatti.
Le incongruenze emerse nei racconti degli amici hanno però spinto gli investigatori ad approfondire la posizione di Alex Manna.
Portato in caserma come testimone, dopo diverse ore di interrogatorio ha chiesto l’assistenza di un’avvocato.
Nel pomeriggio è arrivata la confessione.
Per lui è stato poi disposto il fermo e il trasferimento immediato nel penitenziario di Alessandria.
Le indagini dei carabinieri e della procura di Alessandria proseguono per ricostruire con precisione quanto accaduto. Ulteriori elementi sono attesi dall’autopsia, che dovrà chiarire le cause esatte della morte della 17enne.

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