Un carrello che imbocca una corsia nuova non è solo un cambio di direzione: è una storia che accelera, tra passato e futuro. A gennaio 2026, Fiorenzo Borello, 72 anni, lo storico titolare e fondatore originario di Montaldo Torinese, ha annunciato la vendita della totalità delle sue quote dei supermercati Borello al gruppo di grande distribuzione lombardo Unes, con closing previsto entro giugno. Che cosa cambierà davvero, sugli scaffali e dietro le casse?
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Le tappe della svolta L’annuncio ai sindacati, riportato dal
Corriere Torino, apre la strada a un passaggio di proprietà integrale a
Unes entro il mese di
giugno. L’intesa, già incardinata nelle procedure, prevede la nascita di una
newco — una società ad hoc — nella quale confluiranno sia le quote di capitale sia i dipendenti. Non è escluso che, almeno nella prima fase, lo stesso
Fiorenzo Borello continui a guidare la catena per qualche anno, prima del ritiro definitivo.
L’identità costruita dal 1985 Dal 1985 Borello ha fatto della prossimità la sua cifra: punti vendita sotto i mille metri quadrati e una marcata “
piemontesità” dell’offerta. Con questa ricetta ha messo in piedi
52 negozi, 165 milioni di ricavi annui,
un utile netto di 4 milioni e circa 800 posti di lavoro. Un modello misurato nelle dimensioni, ma ambizioso nelle scelte, capace di crescere senza rinunciare alla sua impronta territoriale. E soprattutto indipendente. Una mosca bianca, ormai, nel settore della GDO che sempre più accorpa e monetizza.
Il cambio che si vede già sugli scaffali Un segnale anticipatore è arrivato: la piattaforma di molti prodotti è passata dal fornitore storico, il gruppo
Pam, al gruppo
Unes. Una mossa letta come preludio operativo al passaggio di consegne. Che cosa significherà per i clienti affezionati alla selezione locale? La domanda è aperta, ma il tema dell’identità d’insegna resta centrale nella percezione del pubblico.
Lavoro e tutele: le richieste dei sindacati L’apprensione è palpabile tra dipendenti e
sindacati. Il timore è che la svolta societaria possa ridisegnare organici, turni e condizioni. I rappresentanti dei lavoratori chiedono due garanzie nette: mantenimento dei livelli occupazionali e rispetto dei
contratti in essere. Un punto chiave, perché in Borello tutti i
contratti sono a tempo indeterminato, a differenza di quanto accade spesso nella GDO. La previsione del trasferimento dei dipendenti nella
newco è un elemento formale importante: ora si guarda alla sostanza delle tutele.
Tra opportunità e incognite Un’operazione di questa portata porta con sé promesse e interrogativi. Da un lato, l’ingresso in un grande gruppo come
Unes può significare
investimenti,
efficienze logistiche, più leva sugli acquisti. Dall’altro, si misura la tenuta di ciò che ha fatto di Borello un’insegna riconoscibile: piccoli formati,
prossimità reale,
selezione piemontese. La fase di
transizione — con la possibilità che Borello resti al timone — potrebbe funzionare da ponte tra
continuità e
rinnovamento, evitando strappi bruschi. Ma la rotta finale, oggi, resta ancora da tracciare.
Le prossime settimane Con
giugno all’orizzonte, il dossier entra nella fase decisiva. Mentre proseguono i passaggi tecnici verso la
newco e si allineano le
forniture a
Unes, i lavoratori chiedono di vedere nero su bianco gli impegni su
occupazione e
contratti. La domanda, semplice e cruciale, è quella che rimbalza tra i corridoi dei
52 negozi: cambierà tutto o cambierà il giusto?