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ambiente
09 Febbraio 2026 - 17:09
Smog, ora l’allarme arriva anche fuori città. E il Piemonte è tra le aree europee più critiche
L’aria dell’Italia è sempre meno inquinata ma il bacino padano resta una delle aree più critiche a livello europeo.
L’allarme arriva dal report di Legambiente “Mal’aria di città 2026” dal quale emerge che il problema ormai non riguarda solo più le grandi città ma anche piccoli e medi centri urbani e rurali che risultano sempre più inquinati, anche a causa degli eccessi dell’allevamento intensivo. «Il focus dedicato al Piemonte - dichiara Alice De Marco, Presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta - nel rapporto “Mal’Aria 2026” ci consegna una fotografia inequivocabile: la nostra regione è oggi uno dei territori più critici dell’intera Pianura Padana. Le centraline non solo dei capoluoghi, ma anche dei centri medi e delle aree pedecollinari e montane, registrano valori che superano già oggi i limiti previsti per il 2030. È il caso di Chieri, Mondovì, Cavallermaggiore, Settimo Torinese, Borgaro Torinese e Domodossola, con medie annuali di PM10 e PM2.5 elevate e, in alcuni casi, livelli di NO2 che indicano l’impatto del traffico e del riscaldamento domestico. Ad esempio, a Chieri la centralina Bersezio rileva PM10 a 34 µg/mc e PM2.5 a 26 µg/mc, mentre Settimo Torinese supera ancora i limiti giornalieri di PM10 con 48 giorni di sforamento. Il bacino padano, come confermano anche le analisi nazionali, resta una delle aree più vulnerabili d’Europa, e il Piemonte non fa eccezione. Per questo chiediamo alla Regione Piemonte, nonostante il taglio di risorse del Governo, di assumersi il ruolo che le compete: non possiamo sperare di raggiungere i limiti del 2030 senza un impegno deciso, stabile e strutturale. La Regione deve rafforzare le proprie politiche e i propri piani, rimettendo al centro la qualità dell’aria come priorità sanitaria e ambientale».
Anche nel 2025 Torino resta tra le città italiane in cui lo smog diminuisce ma ancora si superano i limiti giornalieri di Pm10 per molti, troppi giorni. Un problema ancora maggiore se si guarda al 2030, quando entreranno in vigore dei nuovi e più stringenti limiti europei sulla qualità dell’aria. In questo momento, sarebbe fuorilegge il 53% delle città per il PM10, il 73% per il PM2.5 e il 38% per l’NO2. La maglia nera quest’anno va a Palermo, con 89 giorni oltre il limite, seguita da Milano con 66 sforamenti, Napoli con 64 e Ragusa con 61. Sotto le sessanta giornate si collocano Frosinone con 55 sforamenti, Lodi e Monza con 48, Cremona e Verona con 44, Modena con 40, Torino con 39, Rovigo con 37 e Venezia con 36 giorni di superamento.
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