Cerca

Dal vivo

Roberta Bruzzone a Torino ma non per Garlasco: "Parlo di amore tossico. Le pene? Niente può fermare un narcisista che ha deciso di uccidere"

La psicologa forense e criminologa attesa il 18 febbraio al Colosseo con: “Amami da morire - Anatomia di una relazione tossica”

Roberta Bruzzone

Roberta Bruzzone, ligure, ha studiato a Torino

Appena ieri in Piemonte, a Nizza Monferrato, si sono tenuti i funerali della piccola Zoe che a soli 17 anni, è stata uccisa da Alex Manna, un ragazzo di 20, presumibilmente per via di un rifiuto.

Ecco, ce lo abbiamo sotto gli occhi quell’amore tossico di cui Roberta Bruzzone, psicologa forense e criminologa - ligure poi trasferitasi a Torino per via degli studi - parla nei teatri italiani attraverso la conferenza spettacolo dal titolo “Amami da morire - Anatomia di una relazione tossica” in arrivo al Teatro Colosseo il 18 febbraio.

Un volto noto il suo, per via delle tante ospitate in tv: attualmente fa parte del cast di opinionisti di “Quarto Grado”, dove è approdata dopo l’addio a “Ore 14” di Milo Infante. Ma è a teatro che la Bruzzone lascia da parte casi di cronaca e supposizioni per mettersi al servizio delle vittime.

E i carnefici? Possono essere aiutati?

«No, per il narcisista realmente patologico non c’è possibilità di guarigione», ci racconta.

La legge ci crede, però, non a caso è stato istituito il reato di femminicidio.

«L’inasprimento di natura legislativa non può cambiare alcunché. Questi uomini quando decidono di uccidere non si fermano, non c’è nulla che li possa tenere, la pena, la detenzione, nulla. Quando decidono di uccidere lo fanno e basta, senza pensare alle conseguenze».

E quando un narcisista o una narcisista decide di uccidere?

«Quando perde il controllo sulla sua vittima, come i casi di cronaca testimoniano».

Quindi sono le vittime che si rivolgono di più a lei e a cui è destinato lo spettacolo?

«Certo, lo spettacolo approfondisce la fase della manipolazione e allo stesso tempo fornisce gli strumenti per neutralizzarla e combatterla. È molto d’impatto, il ritmo è incalzante anche grazie al supporto della musica, e i meccanismi che vengono spiegati in maniera scientifica».

Mi sembra di capire che anche chi è vittima di un amore tossico sia malato, è corretto?

«Le vittime diventano dipendenti tanto che faticano a staccarsi dal loro carnefice. È una dipendenza neurologica che crea astinenza, è un’intossicazione e va gestita come tale».

Però, possediamo tutti un po’ di narcisismo, chi rischia di diventare pericoloso?

«Un aspetto narcisistico benevolo lo abbiamo tutti, ma essere patologici è un’altra cosa, in quel caso si assume un atteggiamento distruttivo».

È difficile riconoscere un individuo patologico?

«No, per chi è abituato no».

Parlando con lei, non ci si può esimere da una riflessione su Garlasco: lei sembra molto convinta dell’innocenza di Sempio e della colpevolezza di Stasi.

«La condanna di Stasi non è arrivata per caso. Questa indagine non sta dando nulla, non mette Sempio sulla scena del crimine, non c’è nulla dal punto di vista scientifico. Nonostante ciò, credo che a questo punto Andrea Sempio sia comunque rinviato a giudizio. Poi si vedrà, però, come andrà a finire».


 www.teatrocolosseo.it

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Logo Federazione Italiana Liberi Editori L'associazione aderisce all'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria - IAP vincolando tutti i suoi Associati al rispetto del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale e delle decisioni del Giurì e de Comitato di Controllo.