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TRENO DELLA MEMORIA

Dentro il sistema e contro il sistema: la scelta di Oskar Schindler

Dalla fabbrica di Cracovia al monte Sion: la storia dell’uomo che trasformò la burocrazia nazista in salvezza

Dentro il sistema e contro il sistema: la scelta di Oskar Schindler

La fabbrica stava lì, dove finiva la città e cominciava il filo spinato. Al confine del ghetto.
È da quel muro che separa una città che passa la storia di Oskar Schindler, nato nel 1908 in Cecoslovacchia, cresciuto tra le macchine agricole della fabbrica paterna e un padre violento, difficile. Schindler vuole andarsene. E infatti se ne va: Germania, servizi segreti tedeschi, il gusto del rischio prima ancora della guerra. Viene arrestato, poi liberato quando i tedeschi occupano la Cecoslovacchia.

Una foto di Oskar Schindler con il suo cavallo e un amico

A Ostrava fa affari con la comunità ebraica polacca nonostante le leggi razziali. Nasconde documenti insieme alla moglie. Non è ancora l’eroe della memoria: è un uomo che sta dentro il suo tempo, ma non smette di contraddirlo, cercando un modo per fare affari e allo stesso tempo preservare la sua stessa vita. Poi Cracovia. Con sé porta il contabile Itzhak Stern. Nell’ottobre 1939 prende la gestione di una fabbrica di pentole: la Rekord, fondata nel 1937, diventa Deutsche Emaillewaren-Fabrik, Emalia, via Lipowa 4, quartiere industriale di Zabłocie. Tra il 1940 e il 1941 cambia la manodopera: via i polacchi, dentro operai ebrei a basso costo, mentre le Schutzstaffel chiudono gli ebrei nel ghetto. È un passaggio ambiguo, concreto, industriale. Ma in quella fabbrica, anzi, grazie a quella fabbrica sopravvivranno 1200 persone, operai e famiglie. Nel 1941 la produzione diventa bellica.

Dell'azienda di Schindler resta solo un edificio: quello che accoglieva gli aspetti amministrativi e burocratici. E' stato trasformato in un museo dove sono raccolti frammenti di storia del periodo dell'Olocausto

Nel 1942 Schindler vede i rastrellamenti: botte, umiliazioni, deportazioni verso il campo di Kraków-Płaszów. Da quel momento usa i rapporti con il comandante Amon Göth e trasferisce circa 900 ebrei dentro la fabbrica. Non è un gesto teatrale: è burocrazia piegata alla salvezza. Quando arriva l’Armata Rossa, i nazisti iniziano a eliminare i prigionieri. Schindler sposta ancora i suoi Schindlerjuden: Brunnlitz, Cecoslovacchia, autunno 1944. Un’altra fabbrica, un altro pretesto industriale per tenerli vivi. Finita la guerra deve scappare. È stato membro del Partito Nazista.

L'ufficio di Oskar Schindler

Nel 1946 viene processato in contumacia. Va in Argentina, fallisce negli affari. Torna in Germania nel 1958: separazione dalla moglie, povertà, riconoscimento tardivo. Nel 1965 riceve la Croce al Merito della Repubblica Federale Tedesca. Nel 1961, in Israele, lo accolgono 220 sopravvissuti. Da allora vive tra Israele e Germania sostenuto economicamente da chi aveva salvato. Non tornerà più davvero ricco. Il 18 luglio 1967 lo Yad Vashem riconosce Giusto tra le nazioni; il 24 giugno 1993 il titolo viene esteso alla moglie Emilie.

Muore il 9 ottobre 1974 a Hildesheim per infarto. Viene sepolto sul monte Sion, a Gerusalemme. La sua storia arriva al pubblico grazie allo scrittore Thomas Keneally, che dopo l’incontro con il sopravvissuto Leopold Pfefferberg scrive La lista di Schindler nel 1982. Dal libro nasce il film Schindler's List - La lista di Schindler diretto da Steven Spielberg

Durante la guerra Schindler fa battere a macchina, spesso dalla segretaria Mimi Reinhardt, diverse liste di operai da salvare. Una conta 1117 nomi. L’ultima, del 18 aprile 1945, ne contiene 801: verrà ritrovata nel 1999 in una valigia dimenticata a Stoccarda.

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