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TRENO DELLA MEMORIA

Centinaia di ragazzi e ragazze del Piemonte tra i campi di concentramento e gli orrori nazisti

Molti sono di Nichelino, altri di Chieri, della Valsusa, e ancora gruppi dal Canavese, e ovviamente da Torino città

Centinaia di ragazzi e ragazze del Piemonte tra i campi di concentramento e gli orrori nazisti

Nel 2005 nasce il progetto del Treno della Memoria. Una decina di persone entrano ad Auschwitz durante un viaggio a Cracovia. Usciti dal campo si guardano in faccia uno con l’altro: la loro esperienza andava tramandata anche agli altri e così cominciano a organizzare questi viaggi per adulti e ragazzi. Da ogni città italiana. I primi anni usano davvero un treno. Tra i fondatori di questo progetto c’è Andrea Tua, torinese di nascita, oggi guida certificata.


Quest’anno sono 6000 i giovani che scelgono questa esperienza: tra loro, tanti piemontesi. Sono centinaia. Molti sono di Nichelino, altri di Chieri, della Valsusa, e ancora gruppi dal Canavese, e ovviamente da Torino città.
Tutto meno che una gita: i ragazzi e le ragazze si trovano ad affrontare un percorso emotivamente poco semplice, in un contesto decisamente fuori dalla zona comfort.

Sono quasi tutti neo diciottenni e per poter partire hanno dovuto completare un percorso fatti di svariati incontri, dove venivano preparati. I viaggi e gli spostamenti attraverso i pullman e i pasti al sacco, con sveglie che suonano prima delle sei del mattino. Pochi bagagli, l’essenziale.
La visita al campo di Ravensbrück è solo la prima: sotto la guida di Andrea Tua, e degli educatori che li seguono per la durata di tutto il viaggio, si confrontano con luoghi di dolore e disperazione. Ciò che colpisce nel vederli è l’estrema eduazione e il massimo rispetto che mostrano all’interno del campo. Una compostezza che, ai tempi di “maranza e selfie”, non è per nulla scontata.

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