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IL CASO

Bilanci falsi Molinette, la moglie è giudice, lui il pm. E il processo è rinviato

Così la prima udienza è stata fissata al 16 febbraio

Bilanci falsi Molinette, la moglie è giudice, lui il pm. E il processo è rinviato

Non è iniziato come previsto il processo sulla Città della Salute a Torino. L’udienza, fissata per ieri mattina alle 9.30 in aula 81, è stata rinviata dalla giudice Giulia Maccari, che ha spiegato il motivo: incompatibilità con il pubblico ministero dell’inchiesta, Mario Bendoni, suo ex marito. La decisione ha immediatamente spostato l’inizio del processo al 16 gennaio 2026, suscitando attenzione in un contesto in cui si dibatte sulla separazione delle carriere tra giudici e pm. La questione non è emersa in aula, perché le memorie difensive, inviate il 27 gennaio agli avvocati, erano state già depositate proprio a Maccari, rendendo nota la possibile incompatibilità.

Non è un caso isolato: Bendoni e Maccari appartengono allo stesso Consiglio giudiziario, organo elettivo e consultivo locale istituito presso ogni Corte d’appello, che supporta il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) nella gestione dei magistrati sul territorio. Il Consigli o giudiziario esprime pareri sulle valutazioni di professionalità, sui passaggi di funzione, sull’organizzazione degli uffici e sugli incarichi extragiudiziari dei magistrati.


Il caso di Città della Salute
La lista dei testimoni chiamati al processo sulla Città della Salute di Torino è lunga e variegata, comprendendo manager, medici e politici. L’obiettivo è fare chiarezza sui conti della più grande azienda ospedaliera del Piemonte.
Tra i nomi più attesi c’è l’ex ministro della Salute Renato Balduzzi, da cui prende il nome la legge che regola l’attività di intramoenia dei medici e la trattenuta del 5% destinata alla riduzione delle liste di attesa. Tra i testimoni figurano anche molti “ex” dirigenti, ma spicca il nome di Davide Di Russo, incaricato dal direttore generale Livio Tranchida di dare un parere sul bilancio 2024.
Particolarmente delicata è la questione dei 7,3 milioni del fondo Balduzzi, cancellati nel bilancio 2024 e classificati dall’azienda come crediti «non esigibili». Proprio su questo punto si concentreranno le audizioni, per stabilire responsabilità e correttezza nella gestione delle risorse.
Il rischio è che dalle audizioni emergano nuovi elementi di criticità, in particolare dalla deposizione di Davide Di Russo, consulente incaricato dal direttore generale Livio Tranchida. La firma finale sul bilancio spetta al direttore Antonino Sottile, che - nonostante annunci e rassicurazioni dell’assessorato regionale - continua a prendere tempo. La procedura, che avrebbe dovuto concludersi entro il 10 gennaio, rischia di slittare ulteriormente a causa della documentazione aggiuntiva richiesta e delle ultime indiscrezioni sul parere del maxi consulente. A osservare la vicenda a distanza c’è Thomas Schael, ex commissario dell’azienda, che si era rifiutato di firmare il bilancio oggetto di indagine e aveva ingaggiato un pool di revisori esterni per fare chiarezza. Dopo l’allontanamento dalla Città della Salute, Schael sembra aver trovato un nuovo incarico in Sardegna, dove sarebbe vicino a diventare direttore della Sanità regionale guidata dalla grillina Alessandra Todde.

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