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Il caso
23 Febbraio 2026 - 11:52
Studenti Pro-Pal contestano la neo-rettrice Cristina Prandi
Prima le sue parole sulle “preoccupazioni”, poi gli applausi dell’Aula Magna Dogliotti. E fuori, a pochi metri, i cori e gli striscioni contro la governance e il precariato. L’inaugurazione dell’anno accademico 2025-2026 dell’Università di Torino si è aperta così, con due piani che si sono sfiorati senza mai toccarsi davvero.
La rettrice Cristina Prandi non ha nascosto le sue preoccupazioni: risorse limitate, incertezza sui finanziamenti, difficoltà nel garantire continuità ai giovani ricercatori. «Il sistema universitario sta attraversando una fase delicata», ha spiegato, richiamando la necessità di programmare in un contesto nazionale che offre margini stretti. Un passaggio che ha suonato come una risposta indiretta anche alle proteste che, in quel momento, stavano prendendo forma all’esterno delle Molinette.
Davanti all’ingresso dell’Aula Magna, un gruppo di studenti, dottorandi e assegnisti ha organizzato un presidio. Cartelli contro “l’autoritarismo della governance universitaria”, richieste di maggiore partecipazione nelle scelte strategiche dell’ateneo, ma soprattutto denunce sul precariato strutturale che colpisce chi fa ricerca. «Non si può parlare di eccellenza con contratti a termine rinnovati di anno in anno», hanno spiegato alcuni manifestanti. E a domanda diretta la rettrice, ammette: "I ricercatori hanno ragione a essere preoccupati del loro futuro. Durante il Pnrr c'è stato un forte investimento di risorse, di reclutamento di profili professionali alti, quindi dottori di ricerca, ricercatori, che non possono essere completamente assorbiti dall'università". "Quindi come Università di Torino - prosegue - quello che stiamo facendo in questo momento è quello di reperire e allocare risorse, perché come priorità abbiamo proprio quella di permettere un futuro ai ricercatori che sono cresciuti e formati con noi. Ma allo stesso tempo stiamo lavorando con le istituzioni, perché questi profili possano essere valorizzati anche nel settore privato e anche per esempio nella pubblica amministrazione".
Il nodo resta quello delle prospettive: dentro si parla di futuro, fuori di certezza del presente.
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