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Il caso

Un intervento su tre delle volanti contro le violenze di genere: la battaglia torinese

Questa mattina, la visita del prefetto Donato Cafagna e del questore Massimo Gambino al Villaggio della legalità allestito in Piazza Castello per incontrare i giovani e formarli

Una volante su tre impegnata ogni giorno: A Torino la battaglia contro la violenza di genere

 

Ogni giorno a Torino un intervento delle volanti su tre è legato alla violenza di genere. È uno dei dati emersi questa mattina, durante la visita del prefetto Donato Cafagna e del questore Massimo Gambino al Villaggio della legalità allestito in Piazza Castello - ma anche in altre piazze torinesi - da oggi e fino all'8 marzo.

Alla vigilia dell' Giornata internazionale della donna, il tema della violenza domestica è stato al centro degli interventi delle forze dell'ordine. «Ogni giorno interveniamo su questa tipologia di reati», ha spiegato il questore Gambino. Non sempre i casi sfociano in procedimenti penali: spesso si interviene con strumenti amministrativi come gli ammonimenti o altre misure di prevenzione, come la sorveglianza speciale. «Gli ammonimenti hanno un'efficacia importante: su dieci episodi, uno solo registra recidiva», ha aggiunto.

La fascia d'età di chi commette questi reati va dai 20 ai 40 anni. Nel commentare i dati il questore anticipa l'intenzione di allargare il protocollo per le vittime di maltrattamenti. "C'è un'idea con la divisione anticrimine di portare all'attenzione del prefetto un protocollo allargato un po' a tutti, anche agli ordini degli avvocati, alle ASL e ad altri enti che possano contribuire a un miglioramento in quest'ambito. Perché non è solo violenza fisica, ma anche di tipo economico o verbale, aspetti spesso molto meno considerati".

L'iniziativa in piazza ha coinvolto soprattutto studenti delle scuole, invitati a conoscere da vicino il lavoro delle diverse specialità della polizia. Dalla scientifica alla polizia postale, fino all'ufficio sanitario che dal 2015 porta avanti nelle scuole attività di formazione sul primo soccorso, insegnando ai ragazzi le manovre di rianimazione cardiopolmonare con il manichino. Presenti anche la polizia penitenziaria e la polizia a cavallo.

Tra i temi affrontati con gli studenti dell' istituto tecnico Russell Moro, sede Guarini, sul "Truck" della polizia di Stato della campagna itinerante di educazione alla legalità, "Una vita da social", anche i rischi della rete. Attraverso l'app YouPol è possibile segnalare episodi di bullismo, spaccio o violenza domestica. Gli operatori hanno spiegato ai ragazzi quanto sia importante prestare attenzione alla condivisione di informazioni online: pubblicare sui social dove ci si trova, ad esempio durante una vacanza, può esporre a possibili rischi tutta la propria famiglia.

Particolare attenzione è stata dedicata al cyberbullismo e ai reati digitali. «Il confine tra uno scherzo e qualcosa di molto più grave può essere rapidissimo», hanno spiegato gli agenti. Tra i fenomeni più diffusi tra i giovani c'è anche la diffusione non consensuale di immagini intime, il cosiddetto revenge porn: un reato per cui è responsabile non solo chi pubblica il materiale, ma anche chi lo riceve e lo inoltra.

Altro fenomeno preoccupante è quello degli adescamenti online. Dietro alcune chat possono nascondersi organizzazioni criminali che tentano di ricattare le vittime con richieste di denaro. In questi casi, spiegano gli investigatori, pagare non risolve il problema e spesso porta soltanto a ulteriori ricatti.

«Come i ragazzi, anche gli adulti possono cadere in queste trappole», ha ricordato il prefetto Cafagna. Un messaggio ribadito anche dal questore Gambino: «I giovani oggi hanno la possibilità di confrontarsi con esperti e conoscere i pericoli della rete e della strada. È importante sapere che non sono soli».

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