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Il fatto
08 Marzo 2026 - 07:00
Prevedibili, più delle mimose. Non una di Meno: il corteo transfemminista dell’8 marzo attraversa la città con i tempi della mobilitazione e gli orari, decisamente più elastici, dell’organizzazione. «Siamo qui contro un governo che non ci rappresenta», scandiscono dagli altoparlanti. Qualche coro contro la polizia, come sempre. Tra la folla, però, a un certo punto qualcosa cambia. Alcune figure con il volto coperto spuntano tra le prime file. Passamontagna fucsia e nero, di tessuto sintetico ed elasticizzato, tirati fin sotto gli occhi. Una sola fessura per guardare fuori.
All’inizio sono in posa con lo striscione, poi lentamente si defilano dentro il corteo. Ogni volta che il camioncino si ferma per lasciare spazio a un intervento al microfono, loro si staccano. Veloci, quasi sincronizzate. Si dirigono verso le colonne di via Micca con le bombolette in mano. Pochi secondi. Spruzzi di vernice. Scritte che compaiono sui muri e sui basamenti in pietra. «Perché?» chiede un signore che passa di lì. Non arriva risposta. Le ragazze con il volto coperto tornano tra la folla e si confondono di nuovo nel gruppo. Poco distante, altre scritte. Passa una famiglia. Padre, madre e un bambino nel passeggino. L’uomo tira fuori il cellulare e inizia a registrare.
Dal nulla sbuca una ragazza. Si piazza davanti alla telecamera del telefono e alza le mani. Poi comincia ad applaudire forte, platealmente, cercando di attirare l’attenzione dei passanti. «Bravo, bravo!» gli urla a pochi centimetri dal viso. L’uomo è interdetto. «Scusa, voi imbrattate un muro e il problema sono io che riprendo?». Il corteo intanto riparte e scorre. Piazza Vittorio Veneto. Lì, dal furgone, vengono scaricati alcuni bancali di legno. È il momento del falò. Le assi vengono accatastate al centro della piazza e poco dopo si alza una fiamma libera, in mezzo allo spazio pubblico.
Non sono piaciuti invece alcuni cartelli esibiti durante la manifestazione all’assessore regionale alle Politiche sociali Maurizio Marrone. «Le femministe antagoniste dei centri sociali, tra i consueti vandalismi e imbrattamenti, si interrogano su cosa sarebbe meglio fare con i fondi regionali investiti sulla Vita Nascente», attacca Marrone.
Poi rivendica i numeri del progetto: «Noi abbiamo aiutato 618 bambini e bambine a venire al mondo e ad avere quella chance di vita che le difficoltà economiche delle loro mamme avrebbero impedito». E chiude con una stoccata alle manifestanti: «Se fossero femministe vere invece che estremiste viziate, privilegiate e fuori dalla realtà dovrebbero apprezzare questo risultato di civiltà e progresso sociale».
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