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Il caso

Famiglia torinese bloccata a Bangkok: «Dall'ambasciata nessuna risposta concreta»

Ilaria, Felice ed Eleonora raccontano giorni di incertezza tra voli cancellati e i costi alle stelle

Famiglia torinese bloccata a Bangkok: «Dall'ambasciata nessuna risposta concreta»

Ilaria, Felice e la piccola Eleonora

Ilaria, Felice ed Eleonora, una famiglia torinese, raccontano i giorni di incertezza e frustrazione vissuti dopo l’annullamento del loro volo verso l’Italia, bloccati a Bangkok ormai da quasi una settimana. «Noi eravamo a Krabi quando è arrivato il messaggio che il volo era stato annullato», racconta la madre, Ilaria. «Ma lo intuivamo, perché lo scalo era in Bahrein e quello è stato uno dei paesi più colpiti. Abbiamo dovuto attendere che aprissero gli uffici della compagnia qui a Bangkok e quindi rientrare da Krabi». L’esperienza con l’ambasciata italiana non ha portato grandi risposte. «Ci hanno detto di prenderci dei voli per conto nostro. Abbiamo scritto duemila mail e anche diverse Pec, ma mi è arrivata una sola risposta dopo giorni, dicendo che c’era un volo charter a 1.200 euro a testa. Poi il nulla».

I costi dei biglietti aerei in questi giorni sono diventati proibitivi. «Costano dai 2.500 ai 6.000 euro a testa», conferma Ilaria. «Air China ha speculato sopra. Con quei soldi, in Thailandia ci camperei un anno». Nonostante tutto, la famiglia cerca di mantenere un minimo di quotidianità. «Passiamo molto tempo in hotel perché siamo provati, l’umore è sotto i piedi per andare in giro», racconta. Per il lavoro, ci si aggiusta: «Io lavoro in ospedale, al Giovanni Bosco, ma ho dovuto prendere la maternità facoltativa per affrontare questo viaggio complicato. Il mio compagno è commercialista libero professionista e lavora in smart working come può. Tolta l’afa e il caldo allucinante, siamo passati dal centro alle cose turistiche, a girare per i quartieri più thai. Anche perché trovare un hotel in centro all’ultimo non è stato facile, quindi siamo un po’ fuori dal centro».

La piccola Eleonora, di 4 anni, che viaggia con loro, sembra adattarsi bene alla situazione. «Lei non si accorge di nulla, è collaborativa, per fortuna. L’abbiamo abituata a viaggiare da piccola. Ma vuole tornare anche lei dai nonni, alla sua vita». La preoccupazione principale resta però il ritorno in Italia. «L’ambasciata ci ha detto che avrebbero inoltrato la comunicazione al capo missione e ci avrebbero contattati, ma ad oggi il nulla», dice Ilaria. «Non so come possiamo sapere se è stato realmente fatto. Al momento attendiamo una possibilità di rincasare senza spendere un capitale». Tra le poche rassicurazioni c’è la compagnia aerea, che promette di “riproteggerli”: «Non chiediamo il rimborso, altrimenti saremmo costretti ad acquistare un nuovo volo, e al momento è impossibile». E la nostalgia si fa sentire: «Molti colleghi e amici ci hanno scritto e questo mi rincuora. Ci manca persino il lavoro, la quotidianità».

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