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Cucina

Torino litiga sul bonet: ci vanno le uova o no? La risposta di un ristorante della tradizione piemontese

La frase lanciata a tavola durante la puntata di 4 Ristoranti ha acceso una disputa tutta sabauda

Torino impazzisce per il bonet: ci vanno le uova o no? La risposta del ristorante storico

Tutto nasce dall’ultima puntata dell'undicesima stagione di 4 Ristoranti, il format di Alessandro Borghese che mette in gara il meglio della cucina italiana. Questa volta la tappa era Torino e in gara c’erano La Piola di Reaglie, Trattoria Cerere, Trattoria del Falabrach e Piola Sabauda.

Lo special di serata era il vitello tonnato, ma come sempre accade nel programma i ristoratori hanno passato ai raggi X ogni piatto, in questo caso della tradizione piemontese. Durante la cena in uno dei quattro ristoranti è arrivato il momento del dessert. In tavola è comparso il bonet, il dolce al cucchiaio simbolo della cucina piemontese. Ad aprire il dibattito è stata Francesca Lazzerin della Trattoria Cerere, che dopo aver assaggiato il dolce ha osservato: “È molto liquido. Si vede che non hanno messo abbastanza uova”.

Apriti cielo.

La replica è arrivata immediata. Roberto Forno della Piola Sabauda l'ha guardata incredulo:
“Scusami? L’uovo nel bonet?”. Per poco non si tiravano in mezzo santi e madonne.“Per un piemontese come me, dire che nel bonet ci va l’uovo è quasi una bestemmia”, tuona Roberto. Nel frattempo Alessandro Borghese ha osservato la scena e ha lasciato la questione in sospeso, senza prendere una posizione netta. Risultato: le uova ci vanno o no? Per capire come stanno davvero le cose, abbiamo chiesto il parere di chi questo dessert lo prepara da oltre trent’anni.

Al Gufo Bianco di Torino non hanno dubbi. Il ristorante venne aperto nel 1993 da Fiorenzo Cagnasso, originario della provincia di Cuneo. Oggi è guidato dalla figlia Elisa insieme al marito Maurizio Zito, mentre in cucina lavora lo chef Andrea Pio con la sua brigata.

Tra i tratti distintivi del locale ci sono anche i carrelli di servizio, sempre più rari nella ristorazione di oggi: dolci, formaggi e altre specialità arrivano direttamente al tavolo. E quando compare il carrello dei dessert, uno dei protagonisti è proprio il bonet.

(Fonte/Al Gufo Bianco/ Le strade di Torino/ Mirko Mina)

Quando gli chiediamo di questo piccolo “Bonet Gate”, Maurizio Zito sorride:
Non ho ancora visto la puntata, ma sono stato sommerso dai meme sui social. Un sacco di amici mi hanno parlato di questo battibecco”. Zito però ha le idee chiare quando si parla del dessert più discusso della settimana:
Se ci vanno le uova nel bonet? Certo! Se no come sta su?”, risponde. Poi aggiunge:
Noi lo facciamo da sempre con i cinque ingredienti classici: uova, amaretti, cacao, latte e zucchero”.

Una ricetta semplice ma profondamente radicata nella tradizione piemontese, che continua a convincere chi si siede ai tavoli del ristorante. “È richiestissimo non solo dai turisti ma anche dai torinesi”, spiega Zito.

Come si dice in questi casi: bene o male, basta che se ne parli. E in effetti il dibattito ha avuto un effetto immediato. Basta guardare i dati online: su Google le ricerche legate alle ricette del bonet sono in forte crescita, segno che la discussione televisiva ha acceso la curiosità di molti.

Una piccola scossa mediatica che, alla fine, potrebbe fare bene a tutta la cucina piemontese. Chissà quanti, dopo aver visto la puntata o incrociato un meme sui social, assaggeranno il bonet per la prima volta in una piola o proveranno a rifarlo a casa, con quei pochi ingredienti che da generazioni danno vita a uno dei dolci più rappresentativi del Piemonte.

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