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Economia & Finanza
13 Marzo 2026 - 07:20
Se la finanza sembra ancora una lingua straniera per troppe italiane, forse è il momento di cambiarne il vocabolario (quello della finanza, non delle italiane) o liberare gli spazi in un ambiente dove le statistiche sembrano penalizzare le donne. A Milano, a Palazzo Mezzanotte, Directa ha acceso i riflettori su “Directa D – Donne, finanza, scelte che contano”: un palcoscenico dove numeri, storie e impegni concreti convergono per dire che la parità, anche nei portafogli, non è un’utopia. Ma da dove si comincia a colmare un divario sedimentato da abitudini, timori e condizionamenti sociali?
I consigli di Segre: metodo, pazienza, autonomia di giudizio
A chi inizia oggi, la bussola non cambia rispetto a “più di dieci anni fa”: «Non investire subito tutto, fai scelte oculate e ponderate, informati e pensa con la tua testa. Seguire i guru del momento non sempre porta bene». Un invito lineare: costruire competenza e procedere per passi, lontano dalle scorciatoie.
L’Academy e il cantiere dell'educazione finanziaria
Directa ha imboccato la strada dell’educazione con l’Academy, lanciata pochi mesi fa: oltre 15.000 iscritti e “molte lezioni scaricate”. Si parte dai corsi base per arrivare a contenuti specifici e specialistici, in continuità ideale con l’“università del trading” che aveva coinvolto più di 30 atenei coordinati in circa venti Paesi. Il dato interessante, sottolinea Segre, è il crescente interesse femminile.
I numeri dell'Istituto Piepoli: un divario che pesa sulla libertà personale
Il rapporto “Donne e investimenti finanziari”, realizzato dall’Istituto Piepoli per Directa su un campione nazionale di 1.000 donne, scatta una fotografia nitida: - il 62% delle italiane non ha mai effettuato investimenti finanziari; - il 48% ha rinunciato almeno una volta a scelte economiche per pressioni o aspettative di partner e famiglia; - una donna su quattro non si sentirebbe libera di interrompere una relazione per ragioni economiche; - il 96% considera fondamentale l’autonomia economica, ma sei su dieci non si sentono indipendenti quanto vorrebbero; - oltre il 70% vuole aumentare la propria autonomia finanziaria. È un mosaico che non parla soltanto di rendimento, ma di libertà. Come osserva l’amministratore delegato di Directa, Andrea Busi, i risultati «mostrano che l’investimento non è soltanto una scelta finanziaria, ma un mezzo concreto per rafforzare l’autonomia personale».
Il nodo strutturale: conti, investimenti e consapevolezza
Busi aggiunge un altro tassello: quasi il 40% delle donne in Italia non possiede un conto corrente personale; e circa due terzi delle intervistate non hanno mai investito in Borsa. «Numeri che sorprendono e fanno riflettere», ammette. Sono una sfida, certo, ma anche una grande opportunità: più strumenti e più conoscenze di base per arrivare a scelte «autonome e informate».
Cosa serve adesso: dal lessico all'accesso
Da dove ripartire, dunque? Dall’educazione, innanzitutto, come chiedono i dati e ribadiscono gli attori del settore; da prodotti chiari e trasparenti, che non parlino per iniziati; da percorsi formativi continui, perché la prudenza diventi metodo e non rinuncia. È davvero solo una questione di “propensione al rischio”? O, come suggeriscono i numeri dell’Istituto Piepoli, pesano ancora condizionamenti familiari e culturali che comprimono l’autonomia? A Palazzo Mezzanotte, Directa prova a spostare l’ago della bilancia. “Democratizzare” significa aprire porte, semplificare linguaggi, ridurre barriere. Ma soprattutto restituire alle donne la piena titolarità delle proprie scelte economiche: passo dopo passo, le “scelte che contano” diventano abitudini che restano.
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