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La sentenza

Dal centro per migranti in Albania al nuovo furto: condanna a Torino

Otto mesi di carcere per un uomo già noto alla giustizia, fermato dopo aver svaligiato un supermercato. Aveva violato l’obbligo di firma

Dal centro per migranti in Albania al nuovo furto: condanna a Torino

Il Tribunale di Torino ha condannato oggi, 17 marzo, un uomo di origini marocchine, identificato come M.D., a otto mesi di carcere e al pagamento di una multa di 100 euro per un furto avvenuto nelle scorse settimane. La pena è già stata ridotta grazie alla scelta del rito abbreviato, che prevede uno sconto di un terzo.

L’uomo si trova attualmente in detenzione dopo aver violato una misura cautelare meno severa, ovvero l’obbligo di firma presso la polizia giudiziaria. Davanti ai giudici ha giustificato la mancata presentazione spiegando di non aver potuto rispettare l’obbligo a causa del digiuno per il Ramadan.

L’episodio risale a una notte in cui M.D. si è introdotto all’interno di un supermercato Pam in via Nizza, a Torino, chiuso al pubblico. Dopo aver forzato un accesso dal parcheggio, ha iniziato a muoversi tra gli scaffali riempiendo alcune borse con la merce. L’allarme è, però, scattato rapidamente, permettendo l’intervento delle forze dell’ordine, che lo hanno fermato sul posto. Al momento dell’arresto, parte della refurtiva risultava già danneggiata.

La decisione del tribunale di non concedere la sospensione della pena è legata anche ai precedenti penali dell’imputato, già coinvolto in altri episodi di furti e rapine, e in almeno un caso condannato.

Il legale dell’uomo, l’avvocato Valerio Donato, ha annunciato l’intenzione di presentare ricorso in Appello. Secondo la difesa, sarebbe stata applicata in modo discutibile l’aggravante dell’esposizione alla pubblica fede, elemento che potrebbe incidere sulla valutazione complessiva della condanna.

Nel corso dell’udienza è emerso anche un dettaglio relativo al passato recente dell’imputato. Il suo difensore ha, infatti, riferito di aver appreso solo oggi della precedente permanenza dell’uomo in un centro per migranti in Albania, struttura legata alle politiche del governo italiano per la gestione dei flussi migratori. Questi centri sono stati oggetto di forti polemiche negli ultimi mesi, sia sul piano politico sia su quello giuridico, con numerosi interventi dei giudici che in diversi casi hanno disposto la liberazione delle persone trattenute.

La vicenda riaccende, dunque, il dibattito non solo sulla recidiva e sulla gestione della sicurezza, ma anche sulle politiche migratorie e sul sistema dei centri di detenzione all’estero.

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