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Notte di movida, notte di paura: diciottenne pestata da quattro minorenni e rapinata mentre tutto viene filmato

Accade in zona Santa Giulia, la procura indaga

Notte di movida, notte di paura: diciottenne pestata da quattro minorenni e rapinata mentre tutto viene filmato

Movida a Santa Giulia

Una piazza affollata, i tavolini chiusi dei bar, l’eco della musica che sfuma nella notte. E poi l’urlo, la corsa, i colpi: una diciottenne a terra, inerme, mentre quattro coetanee la colpiscono e un quinto giovane, un maschio, resta in disparte. È accaduto in zona Santa Giulia, cuore della movida, attorno alle due. Una scena che interroga tutti: com’è possibile che il divertimento si trasformi, in pochi minuti, in violenza organizzata e persino “spettacolarizzata” con un telefono?


Secondo la ricostruzione della vittima, poco prima dell’una e mezza si trovava in piazza Vittorio ad attendere l’autobus, quando la chiama un’amica chiedendole di raggiungerla. Arriva in zona Santa Giulia e trova alcune giovani conosciute di vista, sedute al dehors di un bar chiuso: sono quattro ragazze, con loro c’è anche un maschio che, riferisce, “stava seduto” e potrebbe aver solo assistito. Le urla, gli insulti, poi l’escalation: un pugno, quindi altri pugni e calci anche quando è a terra, senza difese. A fermare il pestaggio è un residente, sceso in strada dopo aver sentito le grida. Chiama l’ambulanza. La prognosi sarà di dieci giorni per distorsione cervicale ed escoriazioni.

La giovane racconta di essere stata rapinata di oltre 600 euro in oggetti e denaro: le strappano la collana e gli orecchini di Swarovski, portano via una borsa da 150 euro con dentro altri 160 euro. Mentre la picchiano, le quattro minorenni — stando al racconto — riprendono la scena con il cellulare. Quel video, poi, inizia a circolare. Una violenza che non si consuma soltanto nel gesto, ma si prolunga nel suo riverbero digitale: umiliazione replicata, condivisa, allargata.

L’aggressione non nascerebbe dal nulla. La vittima riferisce di aver riconosciuto tra le assalitrici ragazze conosciute durante la permanenza in comunità, iniziata nel settembre 2024 per motivi familiari e durata circa un anno, fino al compimento della maggiore età e al trasferimento in una casa protetta messa a disposizione dai servizi sociali. In quel periodo non aveva legato con gli altri ospiti; anzi, racconta di attriti, in particolare con una delle giovani presenti nel “branco”. Le tensioni, terminate le convivenze, sarebbero continuate via telefono, con messaggi dai toni minacciosi. Agli atti ve ne sono diversi, tra cui: «Tranquilla dopo questa credimi che ti prendi le sante botte, hai sbagliato completamente persona… non mi conosci»; e ancora: «Ma svegliati, che se ti vedo ti faccio andare in ospedale per un motivo, non per mancanza di attenzioni».

Sulla vicenda indaga la procura dei minori. Le ragazze coinvolte, secondo le prime informazioni, avrebbero tra i 16 e i 17 anni. Resta da chiarire il ruolo del giovane presente: un complice o un testimone inerte? E quanto ha pesato, nella dinamica, la volontà di riprendere e diffondere l’aggressione? Domande che chiamano in causa non solo le responsabilità individuali, ma un ecosistema — quello della movida notturna e dei social — in cui i confini tra goliardia e brutalità si assottigliano fino a scomparire.

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