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Crisi automotive
20 Marzo 2026 - 21:28
Filosa e Gusmeroli
Quattordici stabilimenti sotto la soglia critica del 50% di produttività. Una lenta emorragia che ha ridotto ai minimi storici le unità prodotte a Mirafiori: nel 2025 sono state a stento 30mila. Poi la svolta col cambio ai vertici: dal vecchio (Carlos Tavares) al nuovo amministratore delegato Antonio Filosa, che si è presto lanciato in annunci speranzosi: 130mila nuove vetture a Mirafiori e 400 nuove assunzioni, con contratti di somministrazione (che i sindacati chiedono ora di stabilizzare, con le 121 uscite degli operai "ex mascherina"). L’attesa per il piano industriale promesso da Filosa per il prossimo maggio si fa più impaziente. Per questo il Parlamento è pronto a interrogare i vertici dell’azienda che John Elkann ha progressivamente smantellato ed esternalizzato (producendo, ad esempio, modelli iconici, come la Grande Panda in Serbia, o cedendo Iveco agli indiani di Tata motors). In commissione Attività produttive della Camera, il presidente Alberto Luigi Gusmeroli (Lega) ha recentemente annunciato la convocazione di Filosa per il prossimo 17 giugno, dopo la presentazione del nuovo piano industriale. «Ho incontrato ieri sera (giovedì sera, ndr) a Torino presso lo stabilimento di Mirafiori il Ceo globale di Stellantis… il lungo confronto ha individuato la data dell’audizione», ha spiegato Gusmeroli, sottolineando la necessità di un confronto sul futuro del settore e in particolare «sul mantenimento e rilancio dei siti produttivi italiani, a tutela dell'occupazione e della competitività di fronte a sfide globali complesse quali la decarbonizzazione e i costi dell'energia». Nel frattempo, ieri, il sindaco di Torino Stefano Lo Russo è intervenuto in commissione consiliare sulla crisi industriale torinese. E che fa? Scarica il barile.
La sua premessa è che l’agonia industriale della città sia «non certamente un fenomeno contingente» ma «strutturale», esteso non solo a Torino ma all’intero sistema europeo. «È sotto gli occhi di tutti che player che fino a 10-15 anni fa avevano gap tecnologici evidenti oggi li hanno colmati», osserva. Incolpando, però, la competizione globale e le difficoltà legate all’incertezza normativa, per esempio la politica europea del Green Deal e la transizione verso l’elettrico, con scadenze e vincoli che, secondo il sindaco, hanno inciso sulle strategie industriali. Ma anche le tensioni geopolitiche e le ricadute sulle filiere produttive. «Questa combinazione di fattori produce una prospettiva complessa anche da immaginare», ha affermato il sindaco, sottolineando anche le difficoltà delle piccole e medie imprese dell’indotto, spesso colpite da ritardi nei pagamenti e crisi di liquidità. Non manca, poi, un passaggio critico sulle politiche industriali: il sindaco ha contestato l’uso degli incentivi pubblici per l’acquisto di veicoli elettrici, ritenendoli poco efficaci sul piano produttivo. Nessuna ricaduta produttiva di lungo termine sul tessuto industriale «particolarmente rilevante», ha osservato. Insomma, la colpa è del governo e dell’Europa, ma nessun biasimo a chi ha scelto di fare a pezzi il vecchio impero di Gianni Agnelli, lasciando a Mirafiori le briciole. Sul fronte istituzionale, resta aperta la partita sul futuro degli stabilimenti italiani, da Cassino a Pomigliano d'Arco, da Melfi a Mirafiori, dove si attende il rilancio della produzione e nuove assunzioni. Intanto, il confronto si sposta nella Capitale, dove il piano industriale di Stellantis sarà al centro dell’audizione parlamentare.
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