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Industria dell'auto

Stellantis, uno stabilimento sempre più in crisi (ma non è Mirafiori): Fiom "Siamo verso la chiusura"

A Cassino corteo e protesta dei metalmeccanici: “fabbrica svuotata” denunciano Michele De Palma, Ferdinando Uliano e Rocco Palombella, mentre slittano al 2027-2028 i nuovi modelli Alfa Romeo

Stellantis, uno stabilimento sempre più in crisi (ma non è Mirafiori): Fiom "Siamo verso la chiusura"

Uno stabilimento che rischia di spegnersi, operai in piazza a protestare, produzione ai minimi storici. No, questa volta non si parla di Mirafiori. La crisi dell’automotive italiano ha un altro epicentro di non poter ignorare: Cassino. Qui, nello stabilimento di Stellantis, centinaia di lavoratori hanno incrociato le braccia per lo sciopero unitario proclamato da Fim, Fiom e Uilm. Il corteo, partito da piazza De Gasperi e concluso in piazza Diaz, ha visto la partecipazione non solo degli operai ma anche di sindaci e rappresentanti delle imprese locali. Dal palco, il segretario generale della Fiom, Michele De Palma, ha usato parole durissime: «Cassino si sta trasformando in un buco nero per le lavoratrici e i lavoratori, sia di Stellantis sia dell’indotto». Accanto a lui, i leader di Fim e Uilm, Ferdinando Uliano e Rocco Palombella, hanno ribadito la necessità di risposte immediate. «Chiediamo impegni precisi», ha detto Palombella, sottolineando come «nel 2026 i giorni di lavoro a Cassino siano stati appena dieci».

I numeri, del resto, parlano chiaro. In pochi anni lo stabilimento è passato da circa 4.500 addetti agli attuali 2.300. «È come se fosse già in chiusura», ha insistito De Palma, visto anche che la maggior parte dei lavoratori si trova oggi in cassa integrazione o in regime di solidarietà. Da qui l’appello diretto alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e all’amministratore delegato di Stellantis, Antonio Filosa: aprire subito un tavolo di confronto prima della presentazione del nuovo piano industriale. «Serve un incontro con governo, azienda e filiera per garantire il futuro dell’automotive nel Paese, a partire da Cassino», ha detto il leader Fiom.

Il punto rimane sempre quello dei modelli produttivi. A differenza di altri poli italiani - da Mirafiori a Melfi, passando per Pomigliano - Cassino è rimasta senza nuovi progetti concreti. I ritardi nello sviluppo delle nuove generazioni Alfa Romeo e nell’implementazione della piattaforma Stla Large hanno lasciato gli impianti sottoutilizzati. Il cambio di strategia verso l’ibrido, unica soluzione visto anche il mercato meno pronto del previsto all’elettrico, ha ulteriormente allungato i tempi. Le nuove Giulia e Stelvio, inizialmente previste tra il 2025 e il 2026, sono state rinviate almeno al 2027, se non oltre.

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