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Economia & Finanza

Diasorin a picco in Borsa: il nodo dei conti (deludenti) e il buyback. Ecco cosa sta succedendo

Dopo il boom in pandemia, il titolo ai minimi negli ultimi dieci anni. Guidance 2026 debole secondo gli analisti

Diasorin, la fine dell'eccezione: il mercato chiede prove e il titolo precipita

Mattinata pesante in Borsa per Diasorin, la multinazionale della famiglia Denegri, controllata attraverso la holding Finde. A Piazza Affari, mentre il Ftse Mib arretra, le azioni Diasorin sprofondano di oltre il 16% - per poi risalire in mattinata -, scivolando ai minimi degli ultimi dieci anni. La distanza dai picchi toccati durante la pandemia vale circa il 75% in meno: un ribaltamento netto di sentiment e valutazioni, che mette a nudo il cambio di ciclo.

Attorno alle ore 14, oggi 23 marzo, il valore del titolo è 56,72 che significa -11,04%. La performance a un mese è -19,23%; a 6 mesi è -27,45%; sull'anno è -40,28%.

Il detonatore è nei conti. I ricavi 2025 si fermano a 1,195 miliardi di euro, +4% a cambi costanti e +1% a cambi correnti. L’Ebitda adjusted raggiunge 394 milioni, margine al 33% stabile e in linea con la guidance. È a valle che il motore perde giri: l’utile netto scende a 150 milioni (da 187), l’utile netto adjusted cala del 6% a 223 milioni. A pesare sono l’effetto cambio sfavorevole, maggiori oneri finanziari, un carico fiscale più elevato e costi straordinari, inclusa la chiusura di uno stabilimento a Shanghai. Conti in ordine, sì, ma senza la trazione che il mercato pretende da un titolo abituato a correre.

La vera gelata arriva dall’outlook. Per il 2026, la società indica ricavi in crescita tra il 5% e il 6% e un margine Ebitda tra il 32% e il 33%: sostanzialmente piatto o in lieve contrazione. La dinamica temporale non aiuta: avvio d’anno debole, crescita negativa nel primo trimestre e ripresa solo nella seconda metà. Gli analisti parlano di previsioni “chiaramente deludenti” e “sbilanciate verso fine anno”, segnalando visibilità limitata. Deutsche Bank, citata da Radiocor, rileva inoltre che i risultati del quarto trimestre 2025 sono stati inferiori del 3% rispetto al consenso Bloomberg su ricavi ed Ebitda rettificato. Il nuovo piano, atteso dal mercato, diventa così decisivo per ricostruire fiducia e traiettoria.

La stagione dell’eccezionalità è alle spalle. I volumi dei test tornano verso i livelli pre‑Covid, soprattutto in Europa, e la stagione respiratoria è stata più debole del previsto. Quella leva operativa che moltiplicava i risultati oggi lavora al contrario. Il gruppo guidato dall’amministratore delegato Carlo Rosa punta su un portafoglio in evoluzione e su una ripresa nella seconda parte dell’anno. Basterà? Come ogni maratoneta dopo uno sprint, la sfida è ritrovare ritmo e respiro lungo, senza più l’adrenalina dell’emergenza.

C’è poi il fattore esterno. La guidance non incorpora gli effetti della crisi in Medio Oriente, che potrebbe pesare su vendite regionali, catene logistiche e costi. Un’ombra ulteriore su un quadro già esigente, che rende più fragile l’appetito al rischio degli investitori.

Per rassicurare il mercato, la società mette sul tavolo un buyback fino a 250 milioni di euro e propone un dividendo di 1,30 euro per azione, +8,3%. Mosse apprezzabili, ma oggi insufficienti a controbilanciare il deterioramento delle aspettative. Sullo sfondo, il controllo della famiglia di Gustavo Denegri, attraverso la holding Finde, garantisce una governance stabile: un ancoraggio prezioso, che però non sostituisce la necessità di crescita visibile e margini difendibili.


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