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I numeri del referendum

Torino boccia la riforma di Nordio: ma a sorprendere la partecipazione

I seggi si chiudono con il 65 per cento dei votanti torinesi, ma la vera vincitrice è l’affluenza

Torino boccia la riforma di Nordio: ma a sorprendere la partecipazione

Il verdetto è già scritto a poche dall’avvio degli scrutini. Il No è netto, e a Torino vince con ancor più forza. La riforma della magistratura non convince il 65 per cento dei votanti torinesi, staccando di quasi trenta punti il . Dato decisamente superiore alla media nazionale, dov'è il 53,74 per cento degli italiani (14.450.432 elettori) a bocciare la riforma. Mentre in Piemonte si attesta intorno al 53,50 per cento. Il ministro della giustizia Carlo Nordio, assieme alla maggioranza che se n’è fatta promotrice, non sono riusciti, così, a dissuadere gli elettori sulla necessità di questa riforma della magistratura, trovando nel capoluogo piemontese una bocciatura ancora più marcata.

Ritorno alle urne
Eppure, al di là dell’esito, la consultazione segna un dato politico rilevante e inequivocabile: il ritorno alle urne. I numeri hanno infatti superato le aspettative e smentito i sondaggi della vigilia del referendum. In Italia hanno votato circa 45 milioni di elettori (il 58,9 per cento degli aventi diritto), mentre a Torino si sono recati ai seggi in 403.449 su 631.560 potenziali elettori: qui l’affluenza registrata per poco non ha raggiunto il 64 per cento (63,88 per cento). Un dato in netta crescita rispetto agli ultimi referendum, che riporta la partecipazione su livelli che non si vedevano da anni.

Risultati per quartieri
A livello territoriale, il No si conferma in vantaggio in tutte le circoscrizioni cittadine. Nessuna sorpresa eclatante, dunque, ma qualche dato interessante. Con la “vetta dei No” (sopra il 70 per cento) nei quartieri della Circoscrizione 7 (Aurora, Vanchiglia, Sassi, Madonna del Pilone). Seguono poi la 3 (San Paolo, Cenisia, Pozzo Strada, Cit Turin, Borgata Lesna), la 4 (San Donato, Campidoglio, Parella), e la 8 (San Salvario, Cavoretto, Borgo Po, Nizza Millefonti, Lingotto, Filadelfia): che chiudono al 66 per cento. In Circoscrizione 2 (Santa Rita, Mirafiori Nord e Sud) il No arriva al 64,71 per cento, mentre in Circoscrizione 5 (Borgo Vittoria, Madonna di Campagna, Lucento, Vallette), 6 (Barriera di Milano, Regio Parco, Barca, Bertolla, Falchera) e alla 1 (che comprende Centro e Crocetta) si resta intorno al 61 per cento.

Top e flop di affluenza

Se Torino e il Piemonte dimostrano di essere tra le Regioni ligie al dovere elettorale (con una media di votanti del 62,50 per cento, a fronte del 59 per cento a livello nazionale), lo stesso non può dirsi ovunque. I picchi di affluenza sono quelli di Emilia-Romagna (66,67 per cento), Toscana (66,27 per cento) e Umbria (65 per cento). Di contro, al Sud, in diverse Regioni non si arriva alla metà dei votanti sugli aventi diritto. Sotto il 50 per cento ci sono Sicilia (46 per cento) e Calabria (48,39 per cento). Mentre in Campania la metà si supera per un soffio: con un consolidato del 50,38 per cento.

Le Regioni del Sì
Al di là del dato aggregato, che ha fatto prevalere le ragioni del No - in certi luoghi più nettamente che in altri (come in Campania, dove oltre il 65 per cento ha rigettato la proposta di riforma) - alcune Regioni il le ha vinte. In Veneto, terra natale proprio del ministro Nordio, ha avuto la meglio il Sì (58,41 per cento). Ed è anche la Lombardia a vedere un 53,56 per cento di voti “positivi” (di contro il 58,33 per cento di milanesi sceglie il No). Mentre in Lazio, una delle Regioni date per incerte fino all’ultimo, sceglie il No per il 54,59 per cento. Con la Capitale che arriva al 60,31 per cento. Il risultato complessivo, così, può essere doppio: da un lato una bocciatura politica chiara della riforma, ma dall’altro un elettorato che sceglie di tornare a farsi sentire.

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