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Sanità
24 Marzo 2026 - 18:20
Foto di repertorio
In Piemonte mancano circa 6mila infermieri e, per rimediare a questa carenza, la Regione guarda anche all’estero. Non con un reclutamento immediato, ma attraverso accordi universitari e percorsi di formazione condivisi. È questo l’obiettivo della missione in corso a Tashkent, in Uzbekistan. La delegazione piemontese - composta dall’Assessorato alla Sanità, dall’Ordine delle Professioni Infermieristiche e dall’università del Piemonte Orientale - partecipa al vertice dell’Asia centrale per mantenere i contatti avviati nei mesi scorsi e aprire nuove collaborazioni accademiche, in un contesto già favorevole anche per la presenza locale del Politecnico di Torino.
Il problema degli infermieri non riguarda solo il Piemonte. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, a livello globale mancheranno circa due milioni di professionisti nei prossimi anni. In Piemonte, la questione è aggravata dall’alto numero di pensionamenti e da un sistema formativo che, pur funzionando a pieno regime, non riesce a compensare le uscite. Anche riempiendo tutti i posti disponibili nelle università, il saldo resterebbe negativo. Il piano della Regione è quello di costruire una filiera formativa internazionale, attivando corsi universitari in lingua italiana e percorsi di doppia laurea e formando infermieri già allineati agli standard clinici e linguistici richiesti dal sistema sanitario italiano. Un modello già avviato con l’Albania, dove è in fase di sviluppo un progetto congiunto con l’università di Argirocastro. L’iniziativa in Uzbekistan segue lo stesso approccio: cooperazione accademica e inserimento graduale, senza puntare su ingressi immediati.
«Non c’è da aspettarsi grandi arrivi numerici immediati, non è la nostra mentalità e il modo in cui lavoriamo», spiegano congiuntamente Luca Ragazzoni, delegato agli affari internazionali dell’Università del Piemonte Orientale, Ivan Bufalo, presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche di Torino, e Federico Riboldi, assessore regionale alla Sanità. «La strategia è chiara e di lungo termine: dopo il buon risultato della missione in Albania, che sta portando alla creazione di un double degree italo-albanese, ora affrontiamo il percorso uzbeko con lo stesso approccio. L’impostazione che stiamo dando ai rapporti piace molto alle nazioni estere, perché a differenza di altri paesi europei non intendiamo prelevare i migliori laureati, ma contribuire all’empowerment universitario per formare insieme gli infermieri che opereranno in Italia».
Si tratta di una strategia di medio-lungo periodo, che punta sulla qualità della formazione e sull’integrazione professionale. Ma i tempi necessari per vedere i primi risultati restano lunghi, mentre la carenza di personale continua a pesare sull’organizzazione degli ospedali. La Regione sottolinea quindi che l’obiettivo non è cercare manodopera a basso costo, ma costruire un sistema sostenibile e qualificato.
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