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Sanità, bollettino di guerra per gli operatori aggrediti

Nel primo trimestre del 2026 i dati confermano il drammatico trend dell'anno passato: violenze in aumento del 37%. L'appello dell'Amsi: «Il decreto anti-violenza è un fallimento»

Sanità, bollettino di guerra per gli operatori aggrediti

Nonostante le celebrazioni e le campagne di sensibilizzazione, la realtà nelle corsie degli ospedali italiani è drammatica. I dati diffusi dall'Amsi (Associazione medici di origine straniera in Italia) fotografano una situazione fuori controllo: nei primi tre mesi dell'anno si sono registrati quasi 6.500 episodi gravi ai danni del personale sanitario. Si tratta di un picco mai raggiunto prima, con un incremento del 37% rispetto allo stesso periodo del 2024, per una media sconvolgente di 2.161 aggressioni ogni mese.

Il bilancio parla di minacce, sputi, pugni e casi limite che rasentano la tragedia, come l'episodio avvenuto a Torino, dove un medico del 118 è stato minacciato con una pistola puntata alla testa, o l'assalto al Pronto Soccorso di Cesena. Secondo il presidente dell'Amsi, Foad Aodi, il recente decreto anti-violenza si è rivelato inefficace: mentre la politica discute di inasprimento delle pene, gli ospedali e le ambulanze restano zone franche dove medici e infermieri operano senza una protezione reale.

I target principali di questa ondata di odio sono i Pronto Soccorso e i reparti psichiatrici, seguiti dagli ambulatori dei medici di base e dagli interventi in esterna del 118. Questa sistematica mancanza di sicurezza sta diventando la prima causa di dimissioni volontarie e di fuga all'estero dei professionisti, ormai stanchi di rischiare la vita per svolgere il proprio lavoro.

L'Amsi avanza proposte concrete per un piano nazionale di emergenza:

  • Presidi di sicurezza fissi e permanenti nei Pronto Soccorso e a bordo delle ambulanze.

  • Controlli rigorosi agli ingressi degli ospedali per impedire l'accesso a soggetti armati.

  • Tutele legali reali e risarcimenti immediati per chi subisce danni fisici o psicologici.

  • Piano straordinario di assunzioni per ridurre il sovraffollamento e il caos nei reparti, spesso scintilla che fa esplodere la rabbia dell'utenza.

La sanità italiana sembra giunta a un punto di non ritorno. Senza un intervento deciso del Viminale per garantire la pubblica sicurezza all'interno delle strutture mediche, il rischio è lo svuotamento definitivo degli ospedali pubblici, lasciati in balia di una routine di violenza inaccettabile.

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