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12 Marzo 2026 - 17:30
Nonostante le celebrazioni e le campagne di sensibilizzazione, la realtà nelle corsie degli ospedali italiani è drammatica. I dati diffusi dall'Amsi (Associazione medici di origine straniera in Italia) fotografano una situazione fuori controllo: nei primi tre mesi dell'anno si sono registrati quasi 6.500 episodi gravi ai danni del personale sanitario. Si tratta di un picco mai raggiunto prima, con un incremento del 37% rispetto allo stesso periodo del 2024, per una media sconvolgente di 2.161 aggressioni ogni mese.
Il bilancio parla di minacce, sputi, pugni e casi limite che rasentano la tragedia, come l'episodio avvenuto a Torino, dove un medico del 118 è stato minacciato con una pistola puntata alla testa, o l'assalto al Pronto Soccorso di Cesena. Secondo il presidente dell'Amsi, Foad Aodi, il recente decreto anti-violenza si è rivelato inefficace: mentre la politica discute di inasprimento delle pene, gli ospedali e le ambulanze restano zone franche dove medici e infermieri operano senza una protezione reale.
I target principali di questa ondata di odio sono i Pronto Soccorso e i reparti psichiatrici, seguiti dagli ambulatori dei medici di base e dagli interventi in esterna del 118. Questa sistematica mancanza di sicurezza sta diventando la prima causa di dimissioni volontarie e di fuga all'estero dei professionisti, ormai stanchi di rischiare la vita per svolgere il proprio lavoro.
L'Amsi avanza proposte concrete per un piano nazionale di emergenza:
Presidi di sicurezza fissi e permanenti nei Pronto Soccorso e a bordo delle ambulanze.
Controlli rigorosi agli ingressi degli ospedali per impedire l'accesso a soggetti armati.
Tutele legali reali e risarcimenti immediati per chi subisce danni fisici o psicologici.
Piano straordinario di assunzioni per ridurre il sovraffollamento e il caos nei reparti, spesso scintilla che fa esplodere la rabbia dell'utenza.
La sanità italiana sembra giunta a un punto di non ritorno. Senza un intervento deciso del Viminale per garantire la pubblica sicurezza all'interno delle strutture mediche, il rischio è lo svuotamento definitivo degli ospedali pubblici, lasciati in balia di una routine di violenza inaccettabile.
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