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L'INIZIATIVA

Nasce la Rete Antonelliana, il nuovo viaggio nel cuore del Piemonte

Da Torino al Novarese, un unico itinerario unisce le cupole e i capolavori di Alessandro Antonelli. Trenta appuntamenti tra visite guidate, podcast e aperture straordinarie.

La rete antonelliana accende il Piemonte: cultura che unisce tra Torino e Novarese

Non più monumenti isolati, ma una "costellazione" di bellezza che unisce il territorio lungo il filo del genio. È stata presentata al Grattacielo Piemonte la "Rete Antonelliana. Cultura che unisce", il progetto strategico della Regione che mette a sistema le opere di Alessandro Antonelli. L’obiettivo è ambizioso: trasformare l’eredità dell’architetto della Mole in una leva di sviluppo turistico e culturale, creando un percorso coordinato tra Torino e le terre del Novarese.

Il progetto, curato da Abbonamento Musei in collaborazione con Fondazione TRG e Piemonte dal Vivo, coinvolge 20 organismi e propone un fitto calendario di oltre 30 appuntamenti. «Il patrimonio antonelliano è una delle espressioni più alte dell’ingegno piemontese», ha dichiarato l’assessore regionale alla Cultura, Marina Chiarelli. L'iniziativa non si limita alle visite tradizionali, ma punta su linguaggi contemporanei: podcast, mostre dedicate e una forte spinta alla digitalizzazione per rendere le architetture accessibili a tutti.

Se la Mole Antonelliana resta il baricentro torinese del progetto, la rete si dirama toccando vertici di assoluto rilievo nella provincia e oltre. La prima annualità si concentra su siti iconici come la Cupola di San Gaudenzio a Novara, Villa Caccia a Romagnano Sesia e il suggestivo Santuario di Boca. Luoghi spesso percepiti come "distanti" che ora diventano tappe di un unico viaggio narrativo, facilitato anche da programmi di fedeltà e iniziative speciali per i possessori dell'Abbonamento Musei.

«Vogliamo costruire una narrazione condivisa – ha spiegato Simona Ricci, direttrice di Abbonamento Musei, rendendo questo patrimonio sempre più riconoscibile». La Rete Antonelliana nasce come un laboratorio sperimentale: per tutto il 2026, cittadini e turisti potranno scoprire i segreti dell'architetto nato a Ghemme nel 1798 attraverso aperture straordinarie e incontri divulgativi. Un modo per riscoprire le radici del nostro paesaggio urbano e guardare, letteralmente, verso l'alto.

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