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Piano Regolatore Torino, i numeri del mercato: affitti crescono (+6%), ma commercio in calo (-10%)

Ascom sostiene il Piano: «Difendere i negozi significa tutelare valore urbano e qualità della vita»

Piano Regolatore Torino, i numeri del mercato: affitti crescono (+6%), ma commercio in calo (-10%)

L’assessore all’Urbanistica Paolo Mazzoleni, la presidente di Fimaa Torino Beatrice Pinelli e la presidente di Ascom Maria Luisa Coppa

Rigenerazione urbana, affitti in crescita e negozi che scompaiono: il nuovo Piano Regolatore Generale accende il confronto tra istituzioni e operatori del settore e prova a ridisegnare il futuro della città. Al centro del convegno promosso da Fimaa Torino e Ascom Confcommercio, i numeri di un mercato immobiliare che si sta trasformando: nel quarto trimestre 2025 le compravendite residenziali sono cresciute fino al +29% in provincia, mentre gli affitti continuano a salire (+2% in città, +6% fuori). Segno opposto per il comparto commerciale, che registra un calo del 10%.

Per l’assessore all’Urbanistica Paolo Mazzoleni, il nuovo Piano nasce con un’impostazione flessibile: «Non è un disegno rigido, ma uno strumento capace di accompagnare nel tempo le trasformazioni della città. È un piano inclusivo e innovativo che supporta gli investimenti, rafforzando la regia pubblica come condizione per generare valore urbano condiviso». Mazzoleni ha anche ricordato lo stato dell’iter: il documento è stato approvato in via preliminare dal Consiglio comunale ed è ora nella fase delle osservazioni. «È un piano completo, già consultabile. Ora si apre una fase fondamentale: ci aspettiamo contributi da associazioni e cittadini per migliorarlo. Ogni modifica passerà comunque dal voto del Consiglio, garanzia di trasparenza e controllo democratico».

Dal lato degli operatori immobiliari, la presidente di Fimaa Torino Beatrice Pinelli sottolinea la necessità di uno strumento più dinamico: «Chiediamo un piano regolatore che si adatti più velocemente alle esigenze di una città che cambia a una velocità pazzesca. Non possiamo permetterci di rimanere fermi». Il tema più urgente resta quello della casa. «Oggi trovare un affitto è diventato difficilissimo: c’è pochissima offerta e una domanda altissima. Questo fa salire i canoni. Molte abitazioni sono state spostate verso affitti brevi o per studenti, lasciando scoperte le esigenze delle famiglie». Pinelli insiste anche sul recupero del patrimonio esistente: «Ci sono migliaia di case vuote e molti edifici dismessi. Il loro recupero è fondamentale per rispondere alla domanda abitativa e per contrastare il degrado che abbassa l’attrattività dei quartieri». E aggiunge un punto critico: «Non si può scaricare tutto sul privato: serve un intervento forte anche sul patrimonio pubblico». Ma è sul tema del commercio che il confronto si fa più netto. «Un quartiere senza commercio è un quartiere morto - ribadisce Pinelli - perché sono proprio i negozi a creare vivacità, sicurezza e qualità della vita».

Una posizione condivisa con forza anche da Ascom. La presidente Maria Luisa Coppa evidenzia il rischio della desertificazione commerciale: «Dove i negozi chiudono non si impoverisce solo il tessuto economico e sociale, ma diminuisce anche il valore degli immobili e la qualità urbana complessiva». Per questo Ascom sostiene le scelte del Piano: «È molto importante limitare i cambi di destinazione d’uso dei locali commerciali in abitazioni e contenere nuove aperture della grande distribuzione. È un segnale concreto nella direzione che chiediamo da anni». Coppa mette in guardia anche da possibili distorsioni nella fase attuativa: «Il piano regolatore disegna la città del futuro, ma bisogna vigilare: basta una modifica minima per cambiare completamente l’equilibrio. Noi seguiremo con attenzione il passaggio dal dire al fare». Nel dibattito emerge anche il legame stretto tra servizi e valore immobiliare. Quartieri ben collegati, con scuole, trasporti e commercio di prossimità, risultano più attrattivi, mentre le periferie prive di servizi rischiano di perdere valore.

Su questo punto, Mazzoleni richiama la complessità del lavoro svolto: «Abbiamo cercato di tenere insieme interessi diversi e un quadro normativo non semplice. Ma una cosa mi ha colpito: sono molte di più le cose che uniscono la città rispetto a quelle che dividono».

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