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TRASPORTI
01 Aprile 2026 - 17:15
Il grido d'allarme dei pendolari piemontesi arriva nelle stanze del Consiglio Regionale. L’audizione del Comis (Comitato mobilità integrata sostenibile), svoltasi nella mattinata di oggi 1 aprile 2026, ha tracciato un quadro impietoso delle criticità che affliggono quotidianamente migliaia di studenti e lavoratori. Un dossier pesante, supportato da oltre settemila firme raccolte in tutta la regione, che mette a nudo i limiti di un sistema ferroviario giudicato dai rappresentanti del Partito Democratico non più all'altezza delle sfide attuali.
Nadia Conticelli, vicepresidente della Commissione Trasporti, e il consigliere Alberto Avetta hanno ribadito con forza la necessità di una programmazione concreta. «L’audizione ha confermato l’urgenza di un monitoraggio ad ampio raggio sui servizi ferroviari, spiegano gli esponenti Dem, le commissioni specifiche che partiranno a breve, istituite su nostra proposta dopo la discussione sul bilancio, permetteranno di entrare finalmente nel merito delle problematiche e di definire una strategia per affrontarle seriamente».
Al centro della protesta del Comis figurano richieste precise, a partire dal ripristino delle linee soppresse durante la pandemia e mai più riattivate. Le criticità elencate nel documento depositato in Regione compongono un mosaico di disagi: materiale rotabile obsoleto, sovraffollamento nelle fasce di punta e tempi di percorrenza eccessivi dovuti a carenze infrastrutturali, come le tratte a binario unico. Non meno grave è la denuncia sulla qualità del viaggio: sistemi informativi inefficienti, climatizzazione guasta, scarsa pulizia dei servizi igienici e stazioni percepite come poco sicure.
«Il trasporto pubblico deve essere la prima scelta per efficienza e qualità, non l’ultima spiaggia per chi non ha alternative — concludono Conticelli e Avetta; i ritardi e le cancellazioni, uniti a una gestione insufficiente delle emergenze e degli scioperi, impattano pesantemente sulla vita dei cittadini». Ora la palla passa alle nuove commissioni tecniche, chiamate a trasformare le proteste in soluzioni strutturali per la mobilità regionale.
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