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La dama di Piantedosi

Dai Papi a John Elkann, ecco chi spunta nel "dossier" di Claudia Conte, tra Palazzo, Curia e spettacolo

Una gallery impressionante di selfie e incontri Vip: una mappa del potere o solo egocentrismo?

Selfie e potere: la mappa fotografica di Claudia Conte, tra Palazzo, Curia e spettacolo

Cosa racconta davvero un selfie? A volte più di un comunicato stampa, più di una stretta di mano. La galleria di Claudia Conte – conduttrice e giornalista, descritta come “dama fatale” di Matteo Piantedosi dalla testata Open – è un atlante tascabile del potere italiano: una costellazione di volti che attraversa governi, Curia e show business, dove ogni inquadratura è un tassello di reputazione, ogni sorriso un capitale relazionale. Da Papa Francesco a John Elkann, chi c’è e chi manca  ma, soprattutto, che cosa dice questa collezione di istantanee su come oggi si costruisce l’influenza?



Il selfie più “amato”, spiega Open, è con Paolo Zampolli, inviato personale di Donald Trump in Italia. Con lui, Claudia Conte si è fotografata negli Stati Uniti e in Italia, dal tailleur da lavoro all’abito da gran serata. Un cognome che ricorre: pochi giorni fa Zampolli è stato pizzicato a Roma a tavola con Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle. Nel suo album non manca Matteo Salvini, in doppia versione: accanto a lei quando era bionda e poi quando è diventata bruna. Segno che, nel tempo dei like, la continuità la garantisce la fotocamera.



Conte ha messo insieme quasi tutto l’attuale Consiglio dei ministri. Quasi, perché la preda più ambita è sfuggita: la premier Giorgia Meloni. Al suo posto, un selfie strategico con Arianna Meloni, sorella della presidente del Consiglio. Tra le presenze ricorrenti spicca Guido Crosetto, per il quale la giornalista sembra suscitare una particolare simpatia. La resa con Daniela Santanché non è delle migliori, meglio gli scatti con Francesco Lollobrigida e, soprattutto, con Giuseppe Valditara e il potentissimo Giovanbattista Fazzolari. In posa anche Alessandro Giuli, Raffaele Fitto e Gilberto Pichetto Fratin. Diversa la postura di Carlo Nordio: nel suo scatto tiene le distanze e appare perfino un po’ scocciato. C’è un selfie “da destino parallelo” con Gennaro Sangiuliano appena diventato ministro della Cultura, prima del ciclone di Maria Rosaria Boccia.


Non poteva mancare un d’annata con Silvio Berlusconi, che par di vedere apprezzare l’obiettivo. Ma c’è anche l’“amico-nemico” Gianfranco Fini, immortalato al ristorante. L’album sconfina oltre il centrodestra: sorridono con lei il senatore a vita Mario Monti, il dem Stefano Bonaccini, Marco Minniti e il governatore della Toscana Eugenio Giani. Spuntano l’ex capo della Polizia Franco Gabrielli e il sindaco di Milano, Beppe Sala, insieme a una folta pattuglia di amministratori locali di centrodestra. Una collezione che, più che dividere, tende fili tra sponde avverse: ecumenismo dell’immagine o abilità nel networking?

La dama punta in alto anche fuori dalla politica. Eccola accanto a John Elkann. (traguardo notevole, considerando la formalità abituale del soggetto). Poi i due Papi cui ha presentato il suo ultimo libro: prima papa Francesco, quindi “papa Leone XIV” – un riferimento che nei circuiti social ha il sapore del gioco, ma che dice la densità del suo filone curiale. «Ho il dono della fede», afferma lei. In posa anche il cardinale Matteo Maria Zuppi, guida dei vescovi italiani, il biblista cardinale Gianfranco Ravasi e il cardinale Angelo Becciu. Sul fronte spettacolo: l’attore Russell Crowe, i conduttori Nicola Porro e Corrado Augias, il cantante Sting. Per chi volesse sottrarsi, la fotocamera di Claudia sembra avere pazienza implacabile.



Che cosa ci dicono, al netto del glamour? Che il selfie è diventato una moneta sociale: velocizza la prossimità, certifica l’accesso, crea un’illusione di familiarità che a volte vale più di un invito formale. La sua galleria suggerisce una strategia trasversale, capace di attraversare federazioni rivali e ambienti diversi – Palazzo e Curia, industria e cultura pop – senza farsi ingabbiare. Al tempo stesso, assenze e linguaggio del corpo parlano quanto le presenze: l’ombra di Giorgia Meloni pesa più di un no, la distanza di Carlo Nordio vale come una postilla. E allora la domanda è inevitabile: è soltanto mondanità o, più sottilmente, una mappa del potere contemporaneo, disegnata a colpi di fotocamera? Forse entrambe le cose. Perché, nell’Italia dei simboli, un clic non è mai soltanto un ricordo: è un segnale.

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