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Economia
04 Aprile 2026 - 11:30
Il conflitto in Medio Oriente si intensifica sempre di più ogni giorno che passa e l'ultimo anno per l'economia globale non è stato un periodo facile. Ma nonostante l'incertezza, il settore calzaturiero piemontese mostra segnali di vitalità sui mercati esteri. Nel 2025 l’export regionale di calzature e componentistica ha registrato una crescita significativa del +11,2% rispetto all’anno precedente. A trainare le vendite oltreconfine sono stati soprattutto i mercati europei e mediorientali. Le prime cinque destinazioni - Francia (+10,2%), Germania (+1,6%), Spagna (+29,2%), Emirati Arabi Uniti (+40,5%) e Stati Uniti (-0,9%) - rappresentano complessivamente il 63,9% dell’export piemontese. Spiccano in particolare le performance di Spagna ed Emirati, mentre gli Usa segnano una lieve flessione.
Il dato regionale brilla, ma non racconta a pieno quello che è la vera situazione nazionale. Il settore calzaturiero italiano ha chiuso il 2025 con un fatturato di 12,84 miliardi di euro, in calo del -2,8% su base annua. L’export, che assorbe l’85% della produzione, ha limitato le perdite attestandosi a 11,5 miliardi (-1,1%), con un saldo commerciale positivo di 4,8 miliardi. Numeri che comunque fanno onore alla forza qualitativa del Made in Italy, nonostante le difficoltà incontrate durante lo scorso anno. Non mancano però le brutte notizie sul territorio piemontese. Il numero di imprese attive nella filiera - tra industria e artigianato - è diminuito di quattro unità rispetto al 2024, mentre gli addetti sono calati di 28 unità. Tuttavia sul fronte del lavoro, si registra un calo delle ore di cassa integrazione: nel 2025 ne sono state autorizzate circa 408mila, in diminuzione del -19,4% rispetto all’anno precedente. Nonostante sia una buona notizia, il dato resta veramente lontano da poter essere considerato un passo in avanti, visto che rimane superiore del +517,3% rispetto ai livelli pre-Covid del 2019.
Sullo scenario internazionale interviene la presidente di Assocalzaturifici, Giovanna Ceolini: «L’export continua a essere il nostro polmone vitale, ma la geografia dei mercati sta mutando rapidamente». E aggiunge: «Nel 2025 la resilienza dell’Europa e la crescita del Medio Oriente hanno compensato quasi interamente il rallentamento del Far East e della Cina in particolare». Non mancano però le preoccupazioni: «Il mercato cinese, un tempo locomotiva del lusso, sta vivendo una fase di ripensamento che ci impone nuove strategie. Guardiamo con estrema cautela agli Stati Uniti: l’introduzione di misure protezionistiche in un mercato chiave per l’alto di gamma aggiunge incertezza a una fase già delicata».
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