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Economia & Famiglie

Dalla guerra nel Golfo al carrello della spesa: ecco come il caos di Hormuz sta cambiando prezzi (e vacanze) degli italiani

Assoutenti: rincari su alimentari e voli. Federalberghi segnala frenata Usa-Asia, ma cresce lo “slow travel” europeo.

Dalla guerra nel Golfo al carrello della spesa: come il blocco di Hormuz sta cambiando prezzi e vacanze degli italiani

C’è un filo invisibile — eppure solidissimo — che parte dalla situazione nello stretto di Hormuz e arriva fino al banco della frutta sotto casa, al biglietto aereo per un weekend, perfino alla scelta di una famiglia americana di rimandare l’Italia al 2027. È il filo del carburante: quando si tende, trascina con sé trasporti, prezzi, consumi e turismo. E oggi, con la guerra in Iran e il traffico nel Golfo sotto pressione, quel filo sta tirando forte.


IL “VIAGGIO” DEL RINCARO: DAL GOLFO AGLI SCAFFALI
Il rialzo dei prezzi, innescato dal blocco del traffico nel Golfo e dalle difficoltà lungo la rotta energetica che passa dallo stretto di Hormuz, non resta confinato alle quotazioni internazionali. Si trasferisce ai depositi di stoccaggio, poi corre sulle autostrade a bordo dei tir, viaggia su rotaia nei treni merci, sale nei cieli con i voli e con i rifornimenti di jet fuel. Infine atterra dove fa più male: nelle tasche degli italiani. A quantificare l’impatto sugli acquisti — alimentari e non — è uno studio di Assoutenti, basato su dati Istat, che fotografa rincari “a due cifre” maturati in 7 settimane di guerra. Il risultato, avverte l’associazione, è una prospettiva poco rassicurante: maggiore inflazione e perdita di potere d'acquisto

LA STANGATA SUL FRESCO: MELANZANE IN TESTA, POI PISELLI E FRUTTI A BACCHE
Nel comparto alimentare, i numeri raccontano una dinamica chiara: i prodotti freschi, più dipendenti dalla logistica su gomma e dai tempi rapidi, sono tra i più esposti. Ecco i principali aumenti al dettaglio rilevati nell’ULTIMO MESE (variazioni SU BASE ANNUA): - MELANZANE: +21,5% (il rialzo più forte) - PISELLI: +19,6% - FRUTTI A BACCHE (mirtilli, lamponi, more, ribes): +16,3% - ZUCCHINE: +11,1% - LIMONI: +10,8% - FRAGOLE: +10,4% - LEGUMI: +9,9% - POMODORI: +9% Seguono altri rincari significativi: - CARCIOFI: +8,8% - UOVA: +8,5% - CARNE BOVINA: +8,4% - CARNE OVINA: +7,2% - CAVOLFIORI E BROCCOLI: +7,2% - AGRUMI: +6,6% - PEPERONI: +6,4% La domanda, a questo punto, è quasi inevitabile: quanto di questo aumento è “fisiologico” e quanto rischia di trasformarsi in una corsa opportunistica dei listini?

L’APPELLO DI ASSOUTENTI: “TAGLIO ACCISE FINO A FINE EMERGENZA”
A mettere in fila cause e richieste è Gabriele Melluso, presidente di Assoutenti, che lega direttamente i rincari alimentari all’“escalation dei carburanti” e ai costi di trasporto, soprattutto per i freschi movimentati su gomma lungo la Penisola. «Sui prezzi del comparto alimentare sta incidendo l'escalation dei carburanti che ha aggravato i costi di trasporto specie per i prodotti freschi che vengono trasportati su gomma lungo la Penisola», spiega Melluso. E indica la strada: il governo, sostiene, deve «prorogare fino a fine emergenza il taglio delle accise su benzina e gasolio» e «vigilare con la massima attenzione su speculazioni o andamenti anomali dei listini».

NON SOLO CIBO: GIOIELLI, VOLI E CONSEGNE PIÙ CARI
Il caro-energia non si ferma al carrello. Assoutenti segnala aumenti pesanti anche nei beni non alimentari, con un mix di fattori: quotazioni delle materie prime, stagionalità (Pasqua) e costo del carburante aereo. I principali dati: - GIOIELLI: +33,5% nell’ultimo mese (su anno), “sulla scia delle quotazioni dell’oro” - VOLI NAZIONALI: +12,6%, per l’effetto combinato di PASQUA e aumento del JET-FUEL - BIGLIETTI VOLI EUROPEI: +6% - LEGNA DA ARDERE E PELLET: +8,2% - SERVIZI DI CORRIERE E CONSEGNA PACCHI: +6,5% È un elenco che assomiglia a una mappa della quotidianità: spostarsi, scaldarsi, spedire, acquistare. Tutto più caro, tutto più sensibile a ciò che accade a migliaia di chilometri.

TURISMO: LE CITTÀ ITALIANE RESTANO DESIDERATE, MA CRESCONO RINVII E DISDETTE
Sul fronte viaggi, l’Italia continua a essere nel mirino dei desideri: ROMA, FIRENZE, TORINO, NAPOLI, PALERMO. Mare, cibo, arte: il repertorio è quello di sempre. Ma il contesto internazionale cambia le decisioni. Si registrano molte disdette o rinvii da parte di turisti americani, che — secondo quanto riportato nel testo — rimandano all’estate de 2027, quando “le armi si saranno forse fermate in Medio Oriente”. Un orizzonte lontano, che per il settore significa incertezza immediata.

FEDERALBERGHI: “SIAMO IN RITARDO SU MAGGIO E GIUGNO”
A leggere la frenata è Federalberghi, che rappresenta 20.000 HOTEL su 32.000 presenti nel Paese. Il presidente Bernabò Bocca parla di un ritardo già visibile rispetto al 2025: «Su maggio e giugno, siamo già in ritardo rispetto all’anno scorso. Tutti dicono che c’è ancora tempo per recuperare», ma «il novantesimo minuto della partita si sta avvicinando». La metafora calcistica rende bene l’idea: si può rimontare, certo. Ma il tempo — nel turismo — è una variabile decisiva quanto il prezzo.

IL NODO DEGLI SCALI NEL GOLFO: DOHA, DUBAI, ABU DHABI
C’è poi un elemento logistico che pesa come un macigno, soprattutto per i flussi dall’Asia. Bocca ricorda che per arrivare in Europa e in Italia «la maggioranza dei voli fa scalo a Doha, Dubai e Abu Dhabi». Se gli aeroporti di scambio entrano in difficoltà — «soprattutto in QATAR, ma non solo» — l’effetto domino è immediato: «fanno sì che neanche i mercati orientali viaggino bene».

PERCHÉ LA PERDITA DI USA E ASIA FA MALE (ANCHE SE NON SI VEDE SUBITO)
L’eventuale emorragia di visitatori statunitensi, giapponesi, cinesi non è solo una questione di numeri, ma di “qualità” della domanda turistica. Due ragioni, riportate nel testo: 1) Chi arriva da lontano non si ferma per un weekend: soggiorna almeno quattro giorni, con punte di 10. 2) Spende di più. Nel 2024, definito “trionfale”, gli 8,1 milioni di americani in Italia hanno speso 6,4 miliardi di euro (tra alberghi, ristoranti, taxi, gadget e altro): oltre 790 euro a testa.

LA SCIALUPPA: IL PONTE DEL PRIMO MAGGIO E L’ESTATE “DI PROSSIMITÀ”
In questo scenario, prende forma una possibile “scialuppa di salvataggio”: il turismo di casa nostra e quello europeo. Il testo ricorda che il primo maggio quest’anno cade di venerdì, creando un fine settimana lungo che potrebbe andare “benissimo” proprio perché a muoversi saranno soprattutto ITALIANI ED EUROPEI. Uno schema che potrebbe ripetersi anche in estate, compensando almeno in parte la flessione dei mercati lontani. Secondo Reuters, molti turisti del centro e nord Europa stanno già scegliendo Spagna, Portogallo e in parte Italia, evitando destinazioni esotiche orientali che spesso implicano uno scalo nel Golfo Persico.

“SLOW TRAVEL”: MENO TAPPE, PIÙ ITALIA (E LO DICE ANCHE GOOGLE)
C’è infine un cambio di stile che somiglia a una risposta istintiva all’incertezza: il “viaggio lento”, con poche destinazioni concentrate in un solo Paese. Un esempio citato nel testo è quello dello svedese che viene a Roma e decide di restare in Italia, temendo sorprese se dovesse spostarsi in aereo verso Francia o Grecia. La tendenza viene “fotografata” anche da Google: nell’ultimo mese, tra metà marzo e metà aprile, sono cresciute del 100% le ricerche per “SLOW TRAVEL ITALY” rispetto al mese precedente. E forse è proprio qui il punto: quando il mondo accelera verso l’instabilità, una parte dei viaggiatori sceglie di rallentare. Ma rallentare, oggi, non significa spendere meno: significa scegliere con più attenzione dove far finire, davvero, ogni euro.

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