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L'evento
23 Aprile 2026 - 12:10
Asia ha 15 anni, è tra le più brave della scuola. Una "studente modello". Ma per qualche chilo in più alcuni suoi compagni di classe le affibbiano un soprannome denigratorio. E lei, per questo, nella sua cameretta, quando la mamma non entra per non disturbarla durante lo studio, svita il temperamatite, lo usa per procurarsi dei tagli alle braccia, e poi lo riavvita e torna a studiare. Alberto, invece, aveva trascritto il modo in cui aveva intenzione di togliersi la vita, dopo aver fatto qualche ricerca online. La madre, a cui per fortuna aveva condiviso la password del suo smartphone, se n'è accorta dandogli uno sguardo. Sono alcuni esempi dei "ragazzi salvati" dall'associazione Bullismo no grazie, che fino ad ora ha incontrato oltre 200mila ragazzi fino ai 18 anni e circa 70mila genitori. "Si parte già dagli 11 anni. Abbiamo perso il conto di quanti praticano autolesionismo. Mi fa male ogni volta dover rompere quei muri che bulli o cyberbulli hanno creato", racconta il presidente Fabio De Nunzio nel corso del convegno organizzato questa mattina da Csi Piemonte (Consorzio per il Sistema Informativo), in collaborazione con l'Associazione Bullismo No Grazie, dedicato ad analizzare le dinamiche del bullismo e del cyberbullismo alla luce dei dati odierni.
Perché non si tratta solo di soprannomi sgraditi, o spintoni, ma oggi anche della condivisione di "meme", cioè di contenuti modificati e accompagnati da testi umoristici, e messaggi personali, intimi, al pubblico. La violenza, oggi, ha tantissime vesti. Così tante che non basta più un livido a riconoscerla.
E il quadro preoccupante sono i dati: un ragazzo su due (under 26) dichiara di aver subito almeno un episodio di violenza. E uno su tre considera il web il contesto più pericoloso per fenomeni come cyberbullismo e violenze online.
"Oggi il rischio più concreto è la solitudine - spiega Claudio Giovanni Demartini, consigliere di Amministrazione del Csi Piemonte, a margine del convegno - il senso da parte dei ragazzi di sentirsi abbandonati, in tutti i contesti, da quello familiare alla scuola, fino alle comunità in cui i ragazzi si esprimono". Neanche in famiglia, così, molto spesso si riescono ad intercettare le difficoltà che ciascuno dei ragazzi vive.
"I genitori - continua De Nunzio - ci dicono che non controllano il telefonino dei figli per privacy, per non togliergli la libertà o per una questione di fiducia", ma una password condivisa può letteralmente salvare una vita o informare i genitori su dinamiche pericolosissime. Come chi segue "challenge", ovvero sfide social, erotiche, già a 12 anni. O chi ha un "fidanzato virtuale". "Nei telefoni già dai 12/13 anni troviamo adolescenti fidanzate con persone che non conoscono e che gli chiedono "prove d'amore". Da foto in discoteca, fino a selfie in intimo o nude", prosegue De Nunzio.
Ci sono poi tanti ragazzi che a scuola vanno armati. "Portano il coltellino per difendersi", dice ancora.
Un messaggio sul tema arriva anche dall'assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi: "Bullismo e cyberbullismo sono fenomeni che incidono profondamente sul benessere psicologico dei più giovani e richiedono una risposta educativa e culturale condivisa - continua Riboldi -. È fondamentale rafforzare la collaborazione tra istituzioni, scuola e famiglie per prevenire e intercettare precocemente queste situazioni. La promozione di una cultura digitale consapevole è oggi una vera azione di tutela della salute".
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