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La protesta
25 Aprile 2026 - 10:37
"In un mondo sull'orlo del collasso, va difesa la Terra, non i valori fascisti". E' lo slogan, all’alba del 25 aprile, mentre l’Italia celebra la Liberazione e rinnova il patto civile con la Resistenza, con cui a Torino gli attivisti del movimento climatico Extinction Rebellion accompagnano il loro ultimo gesto.
Un telo nero steso su due statue, un papavero rosso lasciato ai piedi, una frase che è insieme memoria e avvertimento: “Ripudiare il fascismo, difendere la Terra”. È l’azione rivendicata dagli "XR torinesi" , che alla Porta Palatina hanno coperto le statue di Cesare e Augusto, donate alla città da Benito Mussolini nel 1935.
IL GESTO: UN VELO SULLA PIETRA, UN FARO SULLA POLITICA
Il telo nero non è pensato come una cancellazione, sostiene Extinction Rebellion, ma come una presa di distanza: coprire quelle statue “non significa voler cancellare la storia, ma rifiutare la normalizzazione e la legittimazione di simboli, decreti, leggi e programmi politici dell’attuale governo che ancora richiamano a un passato di oppressione”, tengono a precisare. La scelta del luogo non è casuale. Quelle statue, oggi parte del paesaggio urbano, vengono ricondotte dal movimento alla loro origine: un dono del regime, dentro una strategia di propaganda che “utilizzava il richiamo all’antica Roma per legittimare il proprio potere e promuovere un’idea di continuità con l’Impero romano”. Una domanda, allora, si affaccia inevitabile: quando un monumento nasce come messaggio politico, può davvero “neutralizzarsi” col passare del tempo?
IL BERSAGLIO DICHIARATO: LA CONVERSIONE IN LEGGE DEL DECRETO SICUREZZA
L’azione, spiegano gli attivisti, è anche una risposta diretta alla conversione in legge del nuovo decreto sicurezza, considerato in particolare "significativamente restrittivo dei diritti delle persone già marginalizzate”, citando in particolare “coloro che sono trattenuti nei Cpr”. Nel testo diffuso, il movimento definisce la norma “dal profilo autoritario e di dubbia costituzionalità”. Tra i punti più controversi viene citata “la controversa introduzione di un incentivo agli avvocati che persuadono i migranti ad accettare il rimpatrio volontario”. Criticità che — sempre secondo quanto riportato — il governo avrebbe tentato di superare con “un ulteriore decreto correttivo”, recependo “le osservazioni del Colle” e riuscendo così a portare a termine la conversione.
UN CICLO DI AZIONI: STRADE, NOMI E MEMORIA “RISCRITTA” IN CHIAVE CIVILE
Quella di Torino non sarebbe un’iniziativa isolata. Extinction Rebellion la inserisce in un “ciclo di azioni” che da mesi punta a una “reimmaginazione degli spazi urbani”, mettendo in discussione “monumenti, vie e narrazioni” ritenuti portatori di valori “incompatibili con una società equa e democratica”. Ne è un esempio la Reintitolazione simbolica di alcune vie di Torino alle donne partigiane nei giorni precedenti l’8 MARZO.
“DIFENDERE LA TERRA”: IL 25 APRILE COME PONTE TRA MEMORIA E CRISI CLIMATICA
Nel comunicato, Extinction Rebellion lega la ricorrenza della Liberazione a un quadro più ampio: “Un’escalation mondiale di conflitti per l’accaparramento delle risorse” e “la continua distruzione degli ecosistemi in nome del profitto di pochi”. Da qui l’idea di partire “dalle strade e dai monumenti delle nostre città” per celebrare “gli 81 anni dalla liberazione e i valori della nostra democrazia”.
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