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CRONACA GIUDIZIARIA
25 Aprile 2026 - 11:45
Si chiude con tre condanne e un’assoluzione piena il processo di primo grado nato dall’inchiesta sulle presunte irregolarità nell’accesso alle cure gratuite da parte di cittadini albanesi. Il tribunale ha inflitto pene fino a un anno, un mese e quindici giorni di reclusione, tutte sospese grazie alla condizionale, a tre donne che lavoravano come mediatrici culturali. Assolto invece con formula piena il quarto imputato, coinvolto nel procedimento in quanto parente di uno dei pazienti. Secondo l’accusa, le tre imputate avrebbero favorito il rilascio del codice Stp, il documento che consente agli stranieri temporaneamente presenti in Italia di accedere alle prestazioni del Servizio sanitario nazionale. Il punto centrale dell’indagine riguardava l’utilizzo della norma che permette anche a chi si trova irregolarmente sul territorio nazionale di ricevere cure gratuite, a condizione di dimostrare uno stato di indigenza. Il presunto meccanismo contestato prevedeva che i cittadini albanesi dichiarassero una data di ingresso in Italia più lontana nel tempo, superiore ai tre mesi consentiti per il soggiorno turistico, così da risultare irregolari e poter rientrare nei requisiti previsti. Per evitare controlli sulla reale data di arrivo, che sarebbe stata verificabile dal timbro sul passaporto, veniva consigliato di denunciarne lo smarrimento. Successivamente veniva predisposta una falsa autocertificazione di indigenza e, ottenuto il codice Stp, i pazienti potevano ricevere le cure gratuitamente per poi rientrare nel proprio Paese. L’inchiesta, coordinata dalla sostituta procuratrice Elisa Buffa e condotta dai militari del nucleo investigativo tra il 2019 e il 2020, aveva inizialmente numeri molto più ampi. I denunciati erano oltre 150 e comprendevano anche numerosi cittadini stranieri che avrebbero beneficiato delle prestazioni sanitarie. Con il passare del tempo, però, molte posizioni sono state archiviate e l’impianto accusatorio si è notevolmente ridimensionato. Anche per le tre mediatrici non tutte le contestazioni hanno retto in aula: per diversi episodi il tribunale ha pronunciato assoluzioni perché il fatto non sussiste o perché non lo hanno commesso, mentre altri capi d’accusa sono stati dichiarati prescritti. La posizione di un medico, inizialmente accusato per 51 presunti episodi di truffa, era già stata definita in precedenza dal giudice dell’udienza preliminare, che aveva stabilito come il fatto non costituisse reato.
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