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L'evento
27 Aprile 2026 - 17:30
Il console americano a Milano, Daniel Cederberg, alla presentazione del libro "Il Secolo Atlantico" del giornalista Danilo Taino
Il legame tra Italia e Stati Uniti resiste alle turbolenze globali perché affonda le radici in una storia condivisa fatta di persone, imprese e cultura. La forza di questo legame è emersa alle Gallerie d’Italia durante la presentazione del libro Il Secolo Atlantico del giornalista Danilo Taino, evento che ha aperto il book tour dedicato ai 110 anni di AmCham Italy.
A sottolineare l'importanza di questo legame è stato il console americano a Milano, Daniel Cederberg, che nel suo intervento ha insistito sulla profondità storica e culturale della relazione transatlantica. «Gli Stati Uniti e l’Italia sono legati non solo da Presidenti, politiche e programmi, ma anche da persone, prodotti e un patrimonio condiviso», ha spiegato, sottolineando come «questa storia comune, questa cultura comune abbiano definito nel tempo il carattere della nostra relazione e continuino ancora oggi a sostenerla, anche in un contesto internazionale complesso».
Cederberg ha evidenziato come «Il secolo Atlantico giunge anche in una fase importante per i rapporti tra i nostri Paesi, perché ci ricorda che il legame tra Stati Uniti e Italia non è solo istituzionale, ma è fatto di connessioni reali tra società, economie e persone, ed è proprio questa dimensione che lo rende così resiliente nel tempo». Cederberg ha poi richiamato il contributo reciproco tra le due sponde dell’Atlantico: «Gli italiani d’America hanno contribuito in modo determinante alla cultura degli Stati Uniti, dando vita a figure iconiche e partecipando allo sviluppo economico del Paese; allo stesso modo gli Stati Uniti hanno portato innovazione, tecnologia e modelli organizzativi in Italia, contribuendo a modernizzare settori chiave e a favorire la crescita industriale. Una delle cose che ho apprezzato di più del libro è l’attenzione alle singole persone, perché dimostra come il nostro rapporto sia stato davvero un percorso di crescita condiviso, fatto non solo di grandi strategie ma anche di storie individuali che hanno lasciato un segno».
A raccogliere il testimone è stato poi l’autore del volume, Danilo Taino, che ha riportato l’attenzione sulle radici storiche del rapporto e sul ruolo centrale del sistema industriale italiano, con particolare riferimento a Torino e al Piemonte. «Questa relazione è stata certamente politica, ma è stata soprattutto una relazione fatta di iniziative e di persone che si sono riconosciute in valori comuni e nella volontà di fare impresa e di costruire opportunità», ha spiegato Taino. Secondo il giornalista, il passaggio cruciale è stato quello del secondo dopoguerra: «Il Piano Marshall ha rappresentato un punto di svolta fondamentale, perché non ha portato soltanto risorse economiche, ma ha dato agli italiani la fiducia necessaria per ricostruire e per credere nella possibilità di sviluppo, aprendo la strada a una fase di crescita senza precedenti».
In questo percorso, Torino ha avuto un ruolo da protagonista. «C’è stata una circolazione di tecniche e di modi di operare che arrivavano dagli Stati Uniti e che sono stati fondamentali per la modernizzazione del nostro sistema produttivo», ha osservato Taino. Inevitabile il riferimento alla Fiat: «Tutti in Italia hanno studiato i modelli industriali americani, e la Fiat in particolare ha guardato con grande attenzione a quell’esperienza, adattandola poi al contesto italiano e contribuendo a costruire un modello originale». Guardando al presente, Taino ha ribadito la centralità del rapporto transatlantico anche sul piano geopolitico ed economico: «Dal punto di vista politico l’Europa, e quindi anche l’Italia, sarebbe molto più debole senza gli Stati Uniti, e credo che questo sia un elemento che va tenuto presente soprattutto in una fase come quella attuale, caratterizzata da grandi trasformazioni».
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