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Il comizio

Filippone (Cisl) al Primo Maggio: "Il lavoro dignitoso non è più rinviabile"

Dal comizio del Segretario Cisl Torino e Canavese un forte richiamo su salari, sicurezza, crisi industriale e intelligenza artificiale: “Serve una nuova stagione di diritti per difendere la dignità del lavoro”

Filippone (Cisl) al Primo Maggio: "Il lavoro dignitoso non è più rinviabile"

In una piazza gremita a Torino, la Festa dei Lavoratori del Primo Maggio 2026 si è trasformata in un forte momento di riflessione collettiva sul presente e sul futuro del mondo del lavoro. Il comizio unitario di Cgil, Cisl e Uil ha posto al centro una parola chiave: dignità.

Giuseppe Filippone, il segretario della Cisl Torino e Canavese, ha aperto il suo intervento con un richiamo netto: il lavoro non può essere trattato come una merce, né la dignità delle persone può essere considerata negoziabile. Un’impostazione che ha attraversato tutto il discorso, articolato attorno alle principali criticità del sistema produttivo e sociale italiano.

Il concetto di lavoro dignitoso è stato declinato in modo concreto: retribuzioni adeguate, stabilità contrattuale e possibilità reale di progettare il proprio futuro. Secondo il sindacato, per una parte crescente di lavoratori questo obiettivo resta ancora irraggiungibile.

Particolare attenzione è stata rivolta ai giovani, spesso intrappolati tra stage non retribuiti, contratti precari e percorsi professionali frammentati. Una condizione che, secondo quanto emerso dal comizio, impedisce qualsiasi forma di autonomia economica e personale.

Uno dei passaggi più forti del discorso ha riguardato la sicurezza sul lavoro. Ogni incidente mortale rappresenta una sconfitta del sistema nel suo complesso.

Il ricordo di un giovane rider recentemente scomparso a Torino ha aperto una riflessione più ampia su un fenomeno ancora drammaticamente attuale. I numeri forniti sono allarmanti: oltre mille morti sul lavoro nel 2025 e già diverse vittime registrate in Piemonte nei primi mesi del 2026.

Il sindacato chiede un rafforzamento degli organi ispettivi, maggiori controlli e un sistema sanzionatorio più efficace. La sicurezza, è stato ribadito, non può essere considerata un costo ma un investimento strutturale.

Altro punto centrale è stato quello dei salari. L’aumento del costo della vita e l’impatto dell’inflazione hanno eroso in modo significativo il potere d’acquisto delle famiglie.

Nel mirino finiscono i ritardi nei rinnovi contrattuali e aumenti giudicati insufficienti. In diversi settori, dalla logistica ai servizi, fino ai lavoratori in cassa integrazione, emerge una condizione diffusa di difficoltà economica che rende sempre più complessa la gestione della quotidianità.

Da qui la richiesta di rinnovi contrattuali più rapidi, adeguati e coerenti con l’andamento dei prezzi.

Ampio spazio è stato dedicato alla situazione industriale torinese, definita una vera e propria ferita aperta. La perdita di migliaia di posti di lavoro e l’aumento della disoccupazione segnano un quadro preoccupante per il territorio.

Al centro delle preoccupazioni resta il settore automobilistico e il futuro di Stellantis. Il sindacato attende il nuovo piano industriale, chiedendo chiarezza su investimenti, produzione e occupazione, soprattutto per lo stabilimento di Mirafiori e per l’intera filiera dell’indotto.

L’appello si estende anche al governo, chiamato a non lasciare il settore esclusivamente alle dinamiche delle multinazionali, ma a esercitare un ruolo attivo attraverso strumenti di politica industriale.

Uno dei passaggi più innovativi del discorso ha riguardato l’impatto dell’intelligenza artificiale sul mondo del lavoro. La trasformazione tecnologica viene descritta come inevitabile, ma al tempo stesso potenzialmente diseguale.

Il rischio, secondo il sindacato, è che l’innovazione accentui le disparità esistenti, colpendo soprattutto i lavoratori più fragili. Particolare attenzione viene posta anche al tema della sorveglianza digitale, considerata una possibile minaccia alla dignità dei lavoratori se non adeguatamente regolata.

In questo contesto vengono avanzate alcune proposte concrete: il diritto all’informazione preventiva sui sistemi di intelligenza artificiale introdotti in azienda, il diritto alla formazione e riqualificazione professionale, e la necessità di tutele reali nei casi di sostituzione del lavoro umano.

Si tratta, secondo il sindacato, di una nuova frontiera della contrattazione collettiva.

Non meno rilevante il capitolo dedicato ai giovani e alla condizione femminile. La precarietà giovanile viene indicata come uno dei principali fattori di instabilità sociale, mentre sul fronte del lavoro femminile viene denunciato il persistere del gender pay gap.

Le donne continuano a guadagnare meno e a subire maggiori interruzioni di carriera, spesso legate al carico familiare. Da qui la richiesta di trasformare la parità di genere in un parametro concreto nelle relazioni industriali, non in un principio astratto.

Il comizio si è chiuso con un appello alla responsabilità collettiva. In un contesto segnato da crisi economiche, tensioni internazionali e trasformazioni tecnologiche, il rischio della rassegnazione è concreto.

Ma il messaggio finale è stato opposto: il futuro del lavoro dignitoso non è un’eredità del passato, ma un obiettivo ancora da costruire. Un percorso che, secondo il sindacato, richiede partecipazione, contrattazione e impegno costante.

Una sfida aperta, che parte da Torino ma riguarda l’intero Paese.

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