Elon Musk continua a muoversi su due piani paralleli: uno terrestre, legato a Tesla, e uno decisamente più ambizioso, che guarda a Marte. Da un lato, il consiglio di amministrazione di SpaceX ha approvato un piano di remunerazione che lega il futuro compenso del fondatore a obiettivi che vanno ben oltre l’industria aerospaziale tradizionale. Dall’altro, Tesla ha riattivato il controverso pacchetto retributivo del 2018 dopo una lunga battaglia legale culminata in una decisione della Corte Suprema del Delaware.
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Secondo documenti regolatori visionati da Reuters, SpaceX ha strutturato un piano che premia Musk solo al raggiungimento di traguardi estremi. Tra questi: una valutazione della società fino a 7.500 miliardi di dollari, la creazione di una colonia permanente su Marte con almeno un milione di persone e lo sviluppo di infrastrutture spaziali avanzate, inclusi data center con capacità di calcolo fino a 100 terawatt. Il pacchetto include fino a 200 milioni di azioni vincolate con diritti di voto rafforzati e ulteriori assegnazioni legate a obiettivi intermedi. Nessuna azione verrà concessa se i target non saranno raggiunti.
Un altro blocco del piano prevede fino a 60,4 milioni di azioni aggiuntive legate allo sviluppo di infrastrutture computazionali nello spazio profondo. Il compenso di Musk in SpaceX resta quindi interamente condizionato alla performance. Dal 2019, il suo stipendio formale è simbolico: 54.080 dollari l’anno.
Sul fronte Tesla, la situazione è diversa ma altrettanto complessa. Negli scorsi giorni, la società ha depositato una registrazione per circa 304 milioni di azioni destinate a Musk nell’ambito del piano retributivo del 2018. La Corte Suprema del Delaware, nel dicembre 2025, ha infatti ripristinato il piano dopo due precedenti bocciature, riaprendo una delle controversie più discusse della corporate governance americana.
Il pacchetto consente a Musk di esercitare le opzioni tra maggio e agosto 2026, con un costo di esercizio stimato intorno ai 7,1 miliardi di dollari. Le azioni saranno completamente maturate nel 2028, ma resteranno vincolate alla vendita fino al 2033, salvo eccezioni fiscali. Secondo analisti citati da Barclays, l’operazione potrebbe aumentare la partecipazione di Musk in Tesla fino a circa il 16,8%, con margini di crescita ulteriori nel lungo periodo a seconda dell’evoluzione dei piani retributivi successivi.
Il patrimonio di Musk, già stimato da Forbes in circa 776 miliardi di dollari, potrebbe espandersi ulteriormente se entrambi i piani — Tesla e SpaceX — raggiungessero i rispettivi obiettivi. Ma più dei numeri, a emergere è la struttura del potere: due aziende, due consigli di amministrazione e una competizione implicita per il tempo e l’attenzione dello stesso CEO.
Alcuni esperti di governance aziendale vedono in questa dinamica un precedente raro. Eric Hoffmann, di Farient Advisors, ha osservato che SpaceX e Tesla sembrano oggi competere indirettamente per la leadership di Musk, utilizzando proprio i pacchetti retributivi come leva strategica.
Anche altri analisti sottolineano come gli obiettivi fissati — dalla colonizzazione di Marte ai data center orbitali — non abbiano precedenti nel mondo corporate, rendendo difficile qualsiasi confronto con modelli tradizionali di remunerazione.