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L'annuncio

9 marzo 2020, il giorno in cui l’Italia si fermò: sei anni dal lockdown nazionale

L’annuncio in tv del premier Giuseppe Conte, le città deserte e le restrizioni per fermare il Covid-19. Così il Paese entrò nella prima grande zona rossa della sua storia recente

Il 9 marzo 2020 è una data che ha segnato profondamente la storia recente dell’Italia. Esattamente sei anni fa, il Paese entrava nel primo grande lockdown nazionale per fronteggiare l’emergenza Covid-19, una misura senza precedenti nella storia repubblicana.

Quella sera, alle 21, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte annunciò in televisione una decisione destinata a cambiare la vita quotidiana di milioni di persone. Di fronte all’aumento rapido dei contagi e dei decessi, e dopo che l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva dichiarato la pandemia, il governo scelse la linea più drastica: estendere a tutto il territorio nazionale le restrizioni già applicate in alcune aree del Nord.

Con un decreto firmato quella stessa sera, l’intera Italia fu trasformata in una gigantesca “zona rossa”. Gli spostamenti vennero consentiti solo in presenza di comprovate esigenze di lavoro, motivi di salute o situazioni di necessità. Tutto il resto si fermò.

Chiusero scuole, università, bar, ristoranti, cinema, teatri e gran parte dei negozi non essenziali. L’invito rivolto ai cittadini era semplice quanto drastico: restare a casa per limitare la diffusione del virus.

Tra le misure introdotte ci fu anche il divieto di assembramento, sia nei locali chiusi sia negli spazi pubblici all’aperto, per evitare occasioni di contagio. Per molti italiani fu l’inizio di una realtà completamente nuova, fatta di strade vuote, piazze silenziose e controlli sempre più frequenti.

Quel lockdown avrebbe cambiato abitudini, lavoro, scuola e relazioni sociali, segnando l’inizio di uno dei periodi più complessi della storia contemporanea italiana.

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