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Nome in codice "Controcorrente"
18 Maggio 2023 - 11:55
Nelle prime ore del mattino di oggi, è stata avviata la seconda parte dell'operazione denominata "Controcorrente" da parte dei militari del Nucleo Carabinieri Cites di Torino. L'obiettivo principale dell'operazione è contrastare il fenomeno del bracconaggio ittico nelle province di Torino, Novara, Varese e Venezia. Le indagini sono state coordinate dal Procuratore di Novara, Giuseppe Ferrando, e dal Colonnello Cristian Cretaro dei Carabinieri.
L'operazione ha portato all'esecuzione di otto ordinanze di custodia cautelare e al decreto di sequestro di una considerevole somma di denaro e di un immobile. I provvedimenti sono stati emessi su richiesta della Procura di Novara dal G.I.P. nei confronti di sette cittadini romeni e un italiano, tutti indagati per associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati connessi al bracconaggio ittico nelle acque interne.

L'operazione ha portato all'esecuzione di otto ordinanze di custodia cautelare e al decreto di sequestro di una considerevole somma di denaro e di un immobile
Tra i reati contestati, oltre al bracconaggio, figurano l'uccisione di animali, la frode nell'esercizio del commercio, la frode alimentare, il commercio di sostanze alimentari nocive e la distruzione di habitat di aree protette. Inoltre, per due degli indagati, è stata contestata l'accusa di autoriciclaggio. Inoltre, è stato effettuato il sequestro di conti correnti, immobili e veicoli per un valore totale superiore a 218.000 euro, ritenuti provento illecito dell'attività di bracconaggio ittico.
Durante le perquisizioni di oggi, è stata trovata attrezzatura vietata utilizzata per le attività di pesca illecita. L'indagine, denominata "Controcorrente Parte 2", è il risultato di un'articolata e complessa attività investigativa condotta dal Nucleo Cites dei Carabinieri Forestali di Torino. Tale attività ha consentito di documentare numerosi episodi di bracconaggio ittico commessi dagli indagati nelle acque interne di diverse province, tra cui Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, anche in aree soggette a particolare protezione. Gli indagati utilizzavano mezzi e attrezzature vietate che consentivano la cattura di ingenti quantitativi di pesce quotidianamente. Il pescato così ottenuto veniva successivamente commercializzato attraverso falsa documentazione che ne attestava una provenienza lecita, rivolgendosi ad aziende specializzate dell'Europa dell'Est e a diversi mercati nazionali.
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