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Il Borghese

Meloni fa le “pulizie di Pasqua” e Chiorino si dimette, ma a metà

Tra richiami al rigore di Almirante e dimissioni a catena, Meloni "fa le pulizie": riorganizza la squadra per affrontare un anno difficile e l'ipotesi di elezioni anticipate; in Piemonte Chiorino lascia la vicepresidenza e si scusa.

La ministra Santanché si è dimessa; anche Chiorino, ma solo a metà

Elena Chiorino e Daniela Santanché

Il rigore morale di Giorgio Almirante era esemplare. Per lui se qualcuno sbagliava doveva essere punito e pagare, «ma se è uno dei nostri - aggiungeva - gli devono dare l’ergastolo». Un paradosso, ma fino a un certo punto. La premier Meloni che Almirante lo ha sempre ammirato, adesso si è davvero spazientita. Ci ha messo la faccia per quasi tre anni, arrivando addirittura a coprire (lo ha detto lei) chi non lo meritava e, oggi, come riporta Santin nella vignetta che pubblichiamo in prima pagina, fa le “pulizie di primavera”, a Roma, ma anche altrove. Prima il sottosegretario Andrea Delmastro, poi la capa di gabinetto del ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi e, nella serata di ieri Daniela Santanché e l’assessore piemontese al Lavoro e all’Istruzione Elena Chiorino (ma quest’ultima solo a metà) si sono dimessi nel giro di 48 ore. La premier sa che i prossimi dodici mesi saranno molto difficili per lei e per la coalizione, pertanto intende affrontarli con una squadra affidabile e sicura e non vuole sorprese (come lo sono state quelle di Delmastro e Chiorino o colpi di testa, come quello della Bartolozzi). Meloni è convinta che quel 4-5% di voti che hanno decretato la vittoria del No, sono l’espressione della protesta degli scontenti: di chi si è reso conto che 50 euro per fare la spesa non bastano più e che il pieno di benzina che prima lo si faceva con 60 euro, ora costa 80.

E, d’ora in avanti, considerato il contesto internazionale complicato, sarà sempre peggio. Non solo, contrariamente alle previsioni e agli intendimenti, la prossima Finanziaria non sarà ricca come si sperava. E allora se deve combattere, la Presidente del Consiglio lo vuole fare con uno Stato Maggiore non solo fedele, ma soprattutto capace. «Di ministri, allora - dicevano ieri nei corridoi del Consiglio regionale del Piemonte - ne dovrebbe cambiare 4 o 5». Già, ma forse la premier non intende sottoporsi ad una lunga e snervante Via Crucis, offrendo all’opposizione tutto il tempo necessario per organizzarsi. Persone vicine al suo entourage, infatti, le avrebbero suggerito un’altra strada. Ad oggi i sondaggi certificano che se si votasse in tempi brevi, a vincere sarebbe ancora lei e la sua coalizione. Pertanto, dopo aver fatto un po’ di pulizia, non è escluso che Giorgia Meloni possa presentare le dimissioni e sfidare la sinistra in un voto anticipato che, verosimilmente, la vedrebbe vincente e circondata da collaboratori diversi da quelli di prima. Staremo a vedere. Intanto per ciò che riguarda il Piemonte, ieri l’assessore al Lavoro Elena Chiorino, dopo un momento di solitaria riflessione, ha concordato con il presidente Cirio di lasciare la vice presidenza della giunta. Chiorino, però, ha mantenuto le deleghe da assessore al Lavoro e all’Istruzione, mentre vice presidente è stato nominato Maurizio Marrone. Una soluzione salomonica che si fonda sulle giustificazioni della stessa Chiorino: «Sono una persona rigorosa e per bene: ho commesso una grave leggerezza che non mi perdono, ma che ho compiuto in assoluta buona fede. E di questo chiedo scusa ai cittadini.

Il mio modo di chiederlo è rinunciare e restituire la delega più importante tra quelle che assegna il presidente, ovvero quella di rappresentare l’ente in sua assenza». Chiorino si rivolge poi all’opposizione e dice: «In riferimento alla richiesta di chiarimenti ribadisco che sono pronta fin da ora a fornire tutte le spiegazioni relative a questa vicenda di fronte all’aula del Consiglio regionale perché sono una persona trasparente e non ho nulla da nascondere». La vicenda che la riguarda dovrebbe finire qui. E’ stato lo stesso Cirio ad apprezzare il “passo indietro”: «Di fronte a questi fatti era necessario dare un segnale e il segnale è che le istituzioni vanno sempre tutelate». Ma il presidente della Regione ha anche aggiunto: «Anche se ha posto rimedio non appena compresa la situazione, la leggerezza che ha compiuto è stata grave, perché fatta da chi ha ruoli istituzionali importanti e necessitava di una reazione da parte della Regione». Parole che alla Chiorino lasciano un po’ di amaro in bocca.

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