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Il Borghese

Il day after del referendum arriva (anche) in Piemonte

Dopo le dimissioni del sottosegretario Delmastro, i dubbi per Chiorino e il nodo Torino 2027

Il day after del referendum arriva (anche) in Piemonte

«Ho consegnato le mie irrevocabili dimissioni da sottosegretario alla Giustizia. Ho sempre combattuto la criminalità, anche con risultati concreti e importanti e pur non avendo fatto niente di scorretto, ho commesso una leggerezza a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza. Me ne assumo la responsabilità, nell’interesse della Nazione, ancor prima che per l’affetto e il rispetto che nutro verso il governo e verso il Presidente del Consiglio». È il testo con cui Andrea Delmastro ha rassegnato le sue dimissioni dopo le polemiche sui suoi affari in quel di Roma, nell’affaire “bisteccheria”, polemiche detonate con la precisione di un meccanismo a orologeria nei giorni precedenti il voto.

Non per niente pure Giorgia Meloni aveva detto di «non poter escludere» l’azione di una “manina” a far arrivare a certa stampa i documenti. Una giornata, quella del “day after” del Referendum, che annota anche le dimissioni di Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministero della Giustizia, già al centro di polemiche per alcune dichiarazioni. A sera, le agenzie di stampa ipotizzavano un passo indietro anche di Daniela Santanché. Mentre nella giornata di oggi, in Parlamento, è previsto un question time con il ministro della Giustizia Carlo Nordio - che difende Delmastro e si assume in compenso “la responsabilità della sconfitta” referendaria - a relazione proprio su questa vicenda.

Le dimissioni sono arrivate quasi al termine di una giornata convulsa al governo: la premier Giorgia Meloni ha incontrato i vertici di FdI e tenuto diverse riunioni con gli esponenti della maggioranza. Non per scaricare eventuali responsabili della sconfitta elettorale, ma per «dare una risposta forte» si annota negli ambienti politici romani. La premier, che aveva sottolineato come la sconfitta referendaria non avrebbe pesato sulla prosecuzione dell’esecutivo, aveva anche preso in considerazione l’ipotesi di recarsi dal Presidente Mattarella - ma non per rassegnare le dimissioni -, escludendo invece quella della richiesta di un voto di fiducia alle Camere.

Con queste dimissioni, e nell’attesa di capire chi prenderà il posto dei dimissionari, Meloni intende rafforzare il governo ma le ripercussioni di questo day after arriveranno di certo anche in Piemonte e a Torino. Sia il sindaco Stefano Lo Russo sia il presidente della Regione Alberto Cirio dovranno fare i conti con gli esiti del voto. Per ora tocca a Cirio cominciare, con la polemica in consiglio regionale e l’attacco alla vicepresidente Elena Chiorino, socia di Delmastro e anche lei fuoriuscita dall’affare appena saputo dei guai giudiziari legati alla famiglia Caroccia. Stesso partito (FdI) e stesso territorio, ossia il Biellese: Chiorino e Delmastro hanno destini politici intrecciati e, con le dimissioni di lui, è possibile che adesso Cirio possa chiedere un passo indietro anche alla sua vice, nonché assessora al Lavoro. Ma, per quanto si accontenterebbe anche una parte della maggioranza stessa, Cirio indebolirebbe e non poco il proprio mandato (e Chiorino dovrebbe rivedere i suoi piani di correre, in futuro, per il piano più alto di Grattacielo Piemonte).

A Palazzo Civico, invece, ci sono molti fattori di cui tenere conto, entrando in quella lunga campagna elettorale che ci porterà dritti alla consultazione del 2027. Quello che sembra uscire dalle urne referendarie torinesi è un “campo largo” che però può ingannare. A queste votazioni si sono presentati giovani e meno giovani che di solito non vengono intercettati - soprattutto i primi - dai partiti. Non è un caso che tutto si sia giocato sulla contestazione al governo, su figurate bandiere per Gaza - e nel caso del “quasi imam” Baya neppure tanto figurate, visto che ha postato sui social la foto del suo voto, in spregio alle leggi vigenti - e sulla vocazione populista pentastellata. Dunque, che campo largo pensa di avere, per sé, Lo Russo, nel caso pensasse di uscire rafforzato da questo voto? Un campo dove Conte dei 5Stelle rivendica maggiore spazio e dove la leader Pd non ha altra linea che quella di inseguire le dichiarazioni di Conte stesso oppure di Landini della Cgil. E dove la sinistra estrema, quella più vicina ai movimenti contestatori e ai centri sociali, vuol farsi più forte - casomai alla giunta Lo Russo non fossero bastate le grane legate ad Aska e all’assessore Rosatelli. Ma in seno al Pd, che sarebbe l’elemento maggioritario, una gran parte era schierata per il “Sì”. Come si ricompone questa frattura? Senza dimenticare il peso di centristi e Moderati, che sulla nuova alleanza verso il 2027 avevano lanciato una vera e propria Opa.

E il centrodestra che sembra avere, per la prima volta, serie possibilità di ottenere la vittoria a Torino? Lasciando perdere l’opposizione attuale - di cui sarebbe capo il quasi sempre assente Damilano -, il candidato in pectore è sempre l’assessore regionale Maurizio Marrone, che si è tenuto molto defilato sulla vicenda dei suoi due colleghi di partito e attende gli sviluppi. Anche che la coalizione sciolga ogni riserva e cominci a sua volta la campagna elettorale per Torino, i cui problemi vanno oltre l’esito di un referendum.

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