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REPORTAGE: Siringhe nel collo e buchi nelle mani, ecco la narcosala a due passi dal Duomo FOTO

Si bucano alla luce del sole, tra i camion degli ambulanti che vendono frutta e verdura a Porta Palazzo, nelle nicchie dei bastioni su corso Regina, sulla collinetta nei giardini delle Porte Palatine. Uomini, donne, anche qualche ragazzino che, come i tossici di lunga carriera, mostra già i segni dell'eroina sul volto tirato. Una vera e propria galleria degli orrori quella immortalata da Sandro, un Amico Reporter di CronacaQui, che a sentire chi lavora al mercato, «da quando non c'è più il pattuglione interforze, si ripete ogni giorno». E poco importa che a poche decine di metri ci sia il Duomo che si prepara all'Ostensione della Sindone, che sui marciapiedi e sui prati trasformati in narcosala ci siano madri con la sporta della spesa o famiglie di turisti con i bambini, che dall'altra parte della strada ci sia il commissariato di polizia. «L'inferno - dice Franca G., 45 anni, che abita da sempre in via Milano e ai giardinetti con la statua di Augusto porta il cane ogni mattina - è arrivato anche qui, nel cuore della città». E per rendersene conto basta trascorrere un'oretta in cima al bastione, facendo attenzione a non piantarsi qualche ago infetto nei piedi.
Ieri mattina, dopo che CronacaQui ha denunciato la presenza della stanza del buco sulla collina, dove il giorno di pasquetta un ragazzo era andato in overdose, lo spettacolo dell'orrore è andato in scena di sotto, tra i camioncini degli ambulanti parcheggiati in via Porta Palatina. E' qui che, verso mezzogiorno, arrivano quelli che hanno appena fatto la spesa alla fermata del tram all'angolo tra piazza della Repubblica e corso Regina.
Hanno volti scavati, qualcuno si regge in piedi a stento. Barcollano, come zombie, e con lo sguardo perso si accovacciano sul marciapiede lungo il prato. Il primo arriva da solo, prepara la siringa e poi si buca tra le dita delle mani. Dieci minuti e ne arrivano altri due, entrambi uomini, quarant'anni circa. Le braccia e le mani hanno già troppi buchi, e allora si aiutano, si "fanno" a vicenda. Uno prepara la dose, sposta un po' il colletto della giacca all'amico, e poi gli infila l'ago nel collo. L'unica vena che "esce" ancora si trova lì. Poi tornano dallo spacciatore, anche l'altro ha bisogno di eroina. Arrivano in piazza della Repubblica, dove gli uomini e le donne in cerca di una dose sono diventati una quindicina. Uno raccoglie i soldi di tutti, infila la mazzetta di banconote in un sacchetto verde e sale sul tram, fa quattro fermate, scende e trova ad aspettarlo un africano in bicicletta. Lo scambio di droga e soldi dura una manciata di secondi, il pusher se ne va e il cliente ritorna indietro. In piazza, gli altri fremono. Qualcuno non ce la fa più, passeggia avanti e indietro nervosamente, l'astinenza si fa sentire. Finalmente, però, arrivano le "palline", ognuno riceve quelle per cui ha pagato. Una giovane coppia si dirige verso il lungo Dora, altri imboccano via Cottolengo, altri ancora corso Regina. Pochi passi e sono a destinazione, in cima alla collinetta del buco con vista Porte Palatine.
Stefano Tamagnone

 
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