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Bambina di 3 anni cadavere nel bosco. Assolta la mamma

«Pronto? È il 9-1-1? Non ho notizie di mia nipote Caylee da circa un mese e l'auto di mia figlia Casey puzza come un cadavere. Vi prego, aiutatemi». È il 15 luglio 2008 quando Cindy Anthony telefona alla polizia di Orlando, in Florida, e lancia l'allarme sulla nipotina di quasi tre anni che è scomparsa nel nulla. La donna racconta che la figlia Casey le aveva dato inizialmente diverse spiegazioni su dove potesse trovarsi Caylee, ma alla fine aveva dovuto ammettere anche lei di non sapere più nulla della bimba. I resti della piccola vengono ritrovati quasi cinque mesi dopo, l'11 dicembre, avvolti in una coperta sistemata in un grosso sacco nero della spazzatura che era stato gettato in un bosco nelle vicinanze della casa in cui la piccola viveva con la mamma. Mamma che finisce sotto processo per omicidio. La donna ammette di aver occultato il cadavere, ma nega di aver ammazzato la figlia sostenendo, invece, di averla seppellita dopo che questa era morta in un incidente avvenuto in piscina. Al termine del processo, Casey Anthony viene assolta dall'accusa di omicidio. Una sentenza di assoluzione, pronunciata nel 2011, che il popolo degli Stati Uniti vive ancora oggi come una profonda ingiustizia. L'indignazione, nel Paese, si avverte con forza. Perché, a distanza di ormai nove anni da quella tragedia, il delitto della piccola Caylee resta ancora senza un colpevole. Mentre la mamma, nei giorni scorsi, ha rotto per la prima volta il silenzio e in una lunga intervista ha dichiarato: «Mi accusano di avere ucciso mia figlia, ma io dormo bene».

Di omicidio occorre parlare quando si fa riferimento a questa vicenda. Quando giunge sulla scena del crimine, nel luglio 2008, il medico legale indica infatti nel nastro adesivo una delle possibili cause della morte di Caylee, avvenuta per soffocamento. Ma ufficialmente, nel referto, si fa riferimento a «morte per mezzo indeterminato». Poco importa, conta invece che Caylee è stata ammazzata. E conta soprattutto che la madre è stata assolta dall'accusa di essere l'assassina della bambina.

Il processo, celebrato tre anni dopo il ritrovamento del cadavere della piccola, dura sei settimane. L'accusa chiede la pena di morte e sostiene che Casey ha voluto liberarsi di ogni responsabilità genitoriale ammazzando la figlia con la somministrazione di cloroformio e l'applicazione di nastro adesivo sulla bocca. Il team dei legali della difesa, guidato dall'avvocato Jose Baez, ha replicato affermando che la bimba è annegata accidentalmente nella piscina della famiglia, il 16 giugno 2008, e che la mamma si sarebbe liberata del corpicino senza vita mentendo sui fatti a causa di una educazione disfunzionale conseguenza di presunti abusi sessuali che avrebbe subito dal padre quando era a sua volta una bambina. Casey decide di non testimoniare.

Il 5 luglio 2011, la giuria riconosce Casey non colpevole di omicidio di primo grado e di abusi su minore, ma colpevole di aver fornito false informazioni a un funzionario di polizia. Il 17 luglio 2011, la donna viene scarcerata. Infine, il 25 gennaio 2013 la Corte d'appello della Florida annulla anche l'unica condanna che era stata inflitta in primo grado. Sulla tragedia della piccola Caylee Anthony cala per sempre il sipario.

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