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Attualità
24 Febbraio 2026 - 19:15
Cuba è precipitata in un'importante crisi energetica senza che sta paralizzando la vita quotidiana sull'isola. Quella che una volta era una carenza cronica si è trasformata in una vera e propria morsa che blocca i trasporti e i servizi di base, lasciando la popolazione in uno stato di costante emergenza.
Per tentare di gestire il pochissimo carburante a disposizione, il governo di Miguel Díaz-Canel ha introdotto un sistema di prenotazione digitale tramite app per accedere ai rifornimenti. Tuttavia, la tecnologia non può colmare l'assenza fisica di materia prima. I cittadini si ritrovano prigionieri di liste d'attesa interminabili: basti pensare che in alcune stazioni di servizio dell'Avana si registrano più di 7mila prenotazioni. Con una capacità di smaltimento che oscilla tra i 50 e i 90 appuntamenti al giorno, il calcolo è presto fatto: per un singolo rifornimento possono volerci mesi di attesa.
Nonostante esistano community online nate per monitorare l'andamento delle code, i limiti del sistema sono strutturali. L'impossibilità di iscriversi a più stazioni contemporaneamente costringe gli automobilisti a una scommessa estenuante che spesso si conclude con un magro bottino: una volta arrivati alla pompa, il limite massimo erogabile è di soli 20 litri, una quantità del tutto insufficiente a coprire il fabbisogno fino al turno successivo.
In questo scenario di scarsità, è fiorito un mercato parallelo dai connotati drammatici. Laddove il prezzo ufficiale alla pompa si aggira intorno a 1,30 dollari al litro, il mercato nero lo spinge fino a 6 dollari. Per comprendere l'impatto devastante di queste cifre sulla realtà cubana, bisogna guardare al potere d'acquisto locale. Un solo gallone di benzina illegale costa circa 24 dollari. Lo stipendio medio mensile di un dipendente pubblico è inferiore ai 20 dollari.
Ci troviamo di fronte a un'economia distorta dove un pieno di benzina acquistato fuori dai canali ufficiali può costare molto più di un intero mese di lavoro, rendendo l'automobile un lusso inaccessibile per la stragrande maggioranza della popolazione.
La genesi di questa paralisi è da ricercarsi in una combinazione di fattori internazionali. Il venir meno del sostegno del Venezuela, storicamente il principale partner energetico dell'isola, ha lasciato un vuoto incolmabile. A questo si aggiunge la strategia di pressione diplomatica ed economica portata avanti dall'amministrazione di Donald Trump che ha intensificato il blocco petrolifero e minacciato ritorsioni commerciali contro i paesi terzi che tentano di rifornire Cuba.
Le conseguenze interne sono visibili non solo sulle strade ma anche nella gestione dei rifiuti. Le autorità, costrette a una scelta drastica, hanno deciso di blindare le poche riserve rimaste per destinarle unicamente ai servizi vitali, come il pompaggio dell'acqua potabile. Di conseguenza, altri settori sono stati sacrificati: la raccolta dell'immondizia è ferma e i rifiuti iniziano ad accumularsi pericolosamente lungo i viali delle città.
Sul fronte politico, Díaz-Canel si è detto aperto a un confronto con Washington, pur ribadendo la necessità che il dialogo avvenga su basi di parità e rispetto della sovranità cubana. Dal canto suo, la Casa Bianca ha confermato che il Segretario di Stato Marco Rubio sta portando avanti dei colloqui. Resta da vedere se questa timida apertura diplomatica riuscirà a tradursi in un allentamento delle sanzioni prima che il collasso dei servizi pubblici diventi irreversibile.
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