Cerca

Attualità

Iran, così le telecamere hackerate di Teheran hanno segnato il destino di Khamenei

Da Teheran i dettagli di “Epic Fury”: come un’infiltrazione informatica durata dieci anni ha permesso a Israele e USA di azzerare i vertici dell’Iran

Iran, così le telecamere hackerate di Teheran hanno segnato il destino di Khamenei

Il recente evento che ha portato alla scomparsa dell'Ayatollah Ali Khamenei e dei vertici militari iraniani durante lo scorso fine settimana sembra essere il culmine di una strategia di infiltrazione digitale silenziosa, protrattasi per oltre un decennio. Secondo alcune ricostruzioni, l'intelligence israeliana sarebbe riuscita a penetrare nei sistemi di gestione del traffico urbano della capitale iraniana, trasformando le telecamere stradali in una rete di sorveglianza capillare per monitorare ogni spostamento della leadership del regime.

Questa operazione ha sfruttato un'infrastruttura di intelligenza artificiale di ultima generazione. L'IA ha avuto il compito di incrociare flussi di dati eterogenei: dalle informazioni ottenute tramite lo spionaggio umano alle immagini captate dai satelliti, fino alle intercettazioni elettroniche. Elaborando costantemente questa massa informativa, l'algoritmo è stato in grado di fornire coordinate geografiche millimetriche per l'azione militare.

L'operazione, identificata dagli Stati Uniti con il nome in codice "Epic Fury", ha visto una collaborazione stretta tra la CIA e le forze israeliane. Mentre l'intelligence americana forniva dati precisi sulla posizione dei summit in corso, le divisioni cyber degli Stati Uniti procedevano a oscurare preventivamente le reti di comunicazione iraniane, neutralizzando ogni possibile risposta difensiva. Il risultato è stato un attacco chirurgico che ha rimosso la catena di comando del Paese.

I sistemi informatici hanno fuso la Signal Intelligence (l'intercettazione di radio e segnali elettronici) con il monitoraggio in tempo reale delle telecamere cittadine violate anni fa.

Un esponente dell'intelligence israeliana, parlando al Financial Times, ha paragonato la conoscenza del tessuto urbano di Teheran a quella di una città familiare come Gerusalemme, spiegando che tale profondità di analisi permette di individuare istantaneamente ogni minima anomalia. Nel caso specifico di sabato scorso, i leader iraniani avrebbero commesso l'errore fatale di riunirsi in un palazzo civile nel centro città alle 09:40, anziché rifugiarsi nei bunker protetti. Questa vulnerabilità comportamentale era stata già mappata elettronicamente nei mesi precedenti attraverso il monitoraggio dei Pasdaran.

Prima dell'intervento dei caccia, il campo di battaglia è stato preparato attraverso i cosiddetti "effetti non cinetici". Questo termine descrive azioni militari digitali che, pur senza l'uso di esplosivi, paralizzano l'avversario sabotando radar e degradando segnali di comunicazione. In questo modo, le difese di Teheran sono rimaste cieche mentre i jet si avvicinavano agli obiettivi.

Le conseguenze dell'offensiva sono state devastanti: oltre alla Guida Suprema, sono caduti figure chiave come il ministro della Difesa Azis Nasirzadeh e il capo di Stato Maggiore Abdolrahim Mousavi, insieme a circa quaranta leader di alto rango. Il bilancio complessivo delle vittime nel Paese ammonterebbe a 787 persone. Questa operazione segna un punto di non ritorno nella storia bellica, sancendo la fusione definitiva tra l'analisi predittiva dei dati, l'hacking delle infrastrutture civili e la potenza aerea tradizionale.

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Logo Federazione Italiana Liberi Editori L'associazione aderisce all'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria - IAP vincolando tutti i suoi Associati al rispetto del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale e delle decisioni del Giurì e de Comitato di Controllo.