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28 Aprile 2026 - 20:35
Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera definitivo al nuovo Decreto Lavoro, mettendo sul piatto circa 960 milioni di euro per sostenere l'occupazione e tutelare i salari. Il provvedimento, illustrato dalla premier Giorgia Meloni al termine del vertice a Palazzo Chigi, segna un cambio di passo decisivo, introducendo vincoli rigidi per le aziende che intendono accedere agli incentivi statali.
La novità politica e tecnica più rilevante approvata oggi è l'introduzione del "salario giusto". Da questo momento, i bonus per le assunzioni saranno concessi esclusivamente alle imprese che applicano i contratti collettivi nazionali (CCNL) siglati dai sindacati maggiormente rappresentativi. Questa misura punta a mettere fuori gioco i cosiddetti "contratti pirata": chi non garantisce il trattamento economico complessivo stabilito dai grandi sindacati non riceverà un euro di sgravio dallo Stato.
Sul fronte degli incentivi, il decreto ufficializza due binari di sostegno per chi assume a tempo indeterminato entro il 31 dicembre 2026:
Bonus Giovani: per gli under 35 disoccupati da almeno 24 mesi, lo Stato garantisce alle imprese uno sgravio fino a 500 euro al mese.
Bonus Donne: per l'assunzione di lavoratrici svantaggiate, l'incentivo sale fino a 650 euro al mese. Entrambi i benefici hanno una durata di 24 mesi e mirano a stabilizzare l'occupazione giovanile e femminile.
Importante intervento oggi anche sul fronte dei rider e delle piattaforme digitali. Per combattere lo sfruttamento e il caporalato, il decreto impone che l'accesso alle piattaforme di lavoro avvenga solo tramite identità digitale (Spid o Cie) con autenticazione a due fattori. Viene inoltre sancito il divieto assoluto di cessione dell'account, una pratica spesso utilizzata per lo sfruttamento di manodopera irregolare.
Tra le misure di oggi spicca anche la conferma della proroga dell'isopensione fino al 2029, che consente lo scivolo pensionistico fino a 7 anni prima per le aziende in crisi. Infine, il Governo ha stabilito che, in caso di mancato rinnovo dei contratti dopo 12 mesi dalla scadenza, le retribuzioni dovranno essere adeguate automaticamente al 50% dell'inflazione Ipca, garantendo così una prima difesa del potere d'acquisto dei lavoratori.
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