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Dall'auto di Mao alla hypercar da 2 milioni: ecco chi è Honqi, che vuole una fabbrica di Stellantis

L'accordo con Leapmotor e gli indizi per una produzione di Suv in Europa. Filosa offre Saragozza o Cassino

Dall'auto di Mao alla hypercar da 2 milioni: ecco chi è Honqi, che vuole una fabbrica di Stellantis

Dopo il socio Leapmotor e Dongfeng, spunta un altro colosso cinese per gli impianti sottoutilizzati di Stellantis: Hongqi, il marchio del lusso cinese, starebbe valutando la produzione in Europa per i suoi suv, già commercializzati nel Vecchio Continente. Le "trattative" con Stellantis riguarderebbero lo stabilimento di Saragozza, in Spagna, già destinato in parte a Leapmotor. Ma, a quanto si apprende, dal Gruppo starebbero mettendo sul piatto anche Cassino.

Hongqi significa "bandiera rossa" ed era il marchio delle berline di lusso - relativo - riservate ai funzionari di governo cinesi (Mao compreso). Fondata nel 1958, oggi la Casa con sede a Changchun è di proprietà del gruppo Faw, controllato dallo Stato. Nel 2024 ha registrato un fatturato annuo di 550 miliardi di yuan, ossia 70 miliardi di euro. Adesso l'obiettivo è 1 milione di veicoli venduti entro il 2030, di cui almeno il 10% fuori dal mercato nazionale. Entro il 2028 dovrebbero arrivare 15 modelli fra elettrici e ibridi in Europa. A cominciare dall'EHS5 e l’EHS7, Suv elettrici dai prezzi compresi fra 50.000 e 70.000 euro.  Ma Hongqi significa anche S9, la hypercar ibrida disegnata da Walter de Silva con potenza di 1.400 cavalli e velocità massima di 400 km/h. E un prezzo compreso fra 1,5 e 2 milioni di euro.

Lo scorso anno Hongqi ha firmato un accordo con Leapmotor per l'utilizzo di una delle sue piattaforme elettriche proprio in vista di una produzione europea. Da qui, l'interazione con Stellantis che detiene il 20% della Leapmotor. Una produzione Hongqi in Europa aiuterebbe il gruppo di Antonio Filosa a raggiungere la saturazione di alcuni impianti, mentre per la Casa cinese significherebbe evitare i costi di impianto e avvio di uno stabilimento.

Sulla carta, un buon affare per tutti. Senza dimenticare i rapporti ormai strettissimi di Stellantis con la Cina, condotti anche dalla diplomazia in salsa mandarina di John Elkann, che in Cina ha portato per esempio la "Agnelli chair of italian culture" della Fondazione Agnelli, una cattedra di cultura italiana all'Università di Pechino. Ben più di questioni culturali: qui siamo all'ambasciata pro business - anche considerando che in quel periodo John Elkann era ceo ad interim di Stellantis.

Dunque, anche senza conferme ufficiali - perché i Gruppi rispondono sempre così: le interlocuzioni con vari player sono la norma -, il discorso procede. Saragozza è certo l'impianto principale per questo piano, quello già "pronto" per così dire. Ma come per il caso Dongfeng, c'è anche Cassino, quello dove la produzione per il mercato interno è più bassa e dove la "cessione" - o "affitto" - ai cinesi rappresenterebbe la svolta necessaria.

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